Lun. Set 16th, 2019

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Una lunga passeggiata a Napoli contro il pizzo di Natale

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Tano Grasso e Silvana Fucito tra i commercianti del centro cittadino per l'antiracket
di Gianmaria Roberti

Da piazza Trieste e Trento alla stazione Toledo del metrò, fino alla Pignasecca, il quartiere della leggenda dei fantasmi, dove si incontrano le anime della Napoli illegale, quella dei motorini su cui si viaggia in 4, e di quella neoresistenziale della “piazza derackizzata”. Una lunga passeggiata contro il pizzo, scandita dalla banda dei carabinieri e dal faccione ridente di Tano Grasso (nella foto con Silvana Fucito), il presidente della Fai, la Federazione delle associazioni antiracket ed antiusura italiane, scortato da Geppino Fiorenza, referente regionale di Libera, e dal volto austero ma disteso del colonnello Marco Minicucci, comandante provinciale dell’Arma. Una volta sarebbe stata una traversata in terra Infidelium, nel caos di via Pignasecca, strada lunga, stretta e soffocante nel cuore dei Quartieri Spagnoli. E invece ora è lo Stato che si presenta col metodo Capo D’Orlando, la cittadina siciliana dove nel tempestoso ’92 Tano Grasso guidò la rivolta contro anti-pizzo dei commercianti. E ora che si avvicina Natale, assieme al brulicare tra i pescivendoli e le botteghe del rione popolare, si attende anche la rituale visita della camorra, che esige la tassa per le famiglie dei detenuti. Una rata del prelievo scandito pure dalle ricorrenze di Pasqua e Ferragosto. “Un momento cruciale – dice Grasso -. C’è chi passa a chiedere soldi, e chi chiede al commerciante un pizzo in natura. La forma più insidiosa, perché si pensa di star vendendo merce a credito, invece hai subito un’estersione”. La Fai si è inventata le “100 strade” del Natale antiracket, le camminate per le vie del Mezzogiorno strette nella morsa mafiosa, da Foggia a Castelvetrano, senza trascurare Vibo Valentia. “Lei paga il pizzo?” chiede col sorriso il colonnello Minicucci a un barista. La passeggiata antiracket tenta di costruirsi una narrazione, per dare senso allo schema del “fare rete” tra i negozianti, come ricorda sempre Grasso. E sceglie i suoi topos: si tocca il Bar Seccia, incendiato dai clan perché si rifiutò di piegarsi a un’estorsione, mentre tra le vetrine si fa largo Silvana Fucito, l’imprenditrice che denunciò il racket in periferia Est, e oggi presiede l’associazione “San Giovanni a Teduccio per la legalità”. “Siamo qui per rassicurare gli operatori economici – spiega il presidente della Fai -. Portando qui rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, si avverte un sostegno di fronte all’ipotesi di estorsione”. Grasso ripete come il primo passo per rialzare la testa sia la percezione di non trovarsi più soli, di fronte alle richieste della malavita. Una pressione forte, adesso, nell’area tra corso Garibaldi e Capodichino, e a Fuorigrotta. Meno asfissiante nel centro storico “dove c’è una camorra meno strutturata”. In mattinata, la passeggiata antiracket l’avevano compiuta il sindaco Luigi de Magistris, il neo prefetto Francesco Antonio Musolino, il questore Luigi Merolla e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Riccardo Rapanotti. In tanti gli hanno chiesto di non essere abbandonati.

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