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Una Milano “explosiva” per l’esposizione universale

Una Milano “explosiva” per l’esposizione universale
di Luigi Zampoli

img1024-700_dettaglio2_Scontri-a-Milano-protesta-No-ExpoL’Expo è una gigantesca esposizione di prodotti, tecnologie, modernità, architetture e coinvolge un gran numero di paesi del mondo, ognuno dei quali ha un suo padiglione. In particolare, sono proprio le grandi installazioni architettoniche a conferire riconoscibilità alla manifestazione.
Ogni esposizione universale lega il proprio nome ad un tema in particolare; Expo Milano 2015 sarà incentrata sui temi riguardanti l’alimentazione e i progetti d’implementazione dell’agricoltura per dare risposte concrete alle difficoltà nutrizionali di miliardi di persone e, in generale, allo sviluppo sostenibile che dovrà conciliare economia e tutela dell’ambiente.
Grandi questioni decisive per il futuro del pianeta che dovranno trovare risposte in politiche di sviluppo incisive e lungimiranti, rispetto alle quali Expo 2015 potrà essere un momento valido di proposta e confronto.
Sono argomenti che non possono di certo temere il disfattismo “a prescindere”. Poi c’è lo stato delle cose, la ricaduta di tutte le premesse sul terreno concreto della realtà.
Nel paese delle contraddizioni e delle iperboli non poteva esserci presentazione di Expo 2015 più fedele alla natura antropologico-culturale dell’Italia.
Le contraddizioni sono esplose nel giro di poche ore, nella stessa città, Milano, diventata per l’occasione un palcoscenico in cui si fronteggiano istituzioni e (pseudo..) rivoluzionari, occupando lo stesso campo e passandosi il testimone come per rigenerarsi agli occhi della pubblica opinione.
Le iperboli le troviamo nel prologo; un’inaugurazione in pompa magna dell’Evento tra proclami e auspici governativi illustrati con sentita dose di ecumenismo dal premier Renzi che illustra le magnifiche sorti progressive del BelPaese. L’Expo dovrebbe consentire all’Italia di compiere una sorta di salto quantico verso la ripresa economica, occupazionale e una nuova fase di progresso. L’installazione dell’albero della vita, simbolo benaugurante e salvifico della manifestazione, ha radici ideali ancora molto deboli, fragili, sperando che dia presto i suoi frutti, mentre l’organizzazione ha mostrato falle e lacune con alcuni padiglioni ancora lontani dall’essere completati; le cose all’italiana, si dirà.
I lunghi mesi di preparazione dell’Expo hanno evidenziato storture nell’assegnazione degli appalti e abusi nel reclutamento della forza lavoro con largo uso di contratti precari, privi di tutele e con salari irrisori, e un’esorbitante richiesta di personale volontario, costretto a turni di lavoro pesanti senza alcuna retribuzione.
Insomma c’erano tutti gli ingredienti necessari per un fecondo dibattito tra favorevoli e contrari alla formula, forse un po’ usurata, dell’Expo, con proposte, critiche, dubbi, aspettative tradite e realizzate.
In Italia da sempre si punta molto sull’evento estemporaneo, è un ottimo “prodotto” da somministrare all’opinione pubblica, ammansirla e rincuorarla sul futuro; si caricano manifestazioni del genere di significati taumaturgici, spesso fuorvianti, ma, complessivamente, accettabili, considerando che le masse non sono una poltiglia informe, bensì un soggetto collettivo critico e pensante che valuta da sé benefici e aspetti negativi di un grande evento come Expo 2015.
Poi l’epilogo, infausto, drammatico, sconfortante; la Milano che ha appena aperto le porte al mondo è attraversata da un’altra esposizione che non si presta a nessuna dialettica tra gli opposti. Ci sono solo la violenza e la volontà di distruzione fine a se stessa messe in atto da un manipolo di professionisti del vandalismo. Nascosti all’interno del corteo pacifico degli oppositori di “No Expo”, hanno devastato la città con spranghe, bottiglie molotov, bombe carta. Milano messa a ferro e fuoco senza criterio, se non quello di distruggere. Il loro obiettivo è uno: azzerare il confronto, assorbire e seppellire le legittime critiche all’evento sotto la spessa coltre di fumo dei fuochi che hanno appiccato per le vie di Milano.
È una guerriglia che i Black Bloc, abili opportunisti della società dello spettacolo, “dedicano” ai poveri del mondo, ai quali, però, la vetrina della banca sfondata non porta nulla da mangiare, quei poveri del mondo avrebbero diritto all’impegno di uomini e donne nelle istituzioni e non contro, il gioco allo sfascio porta beneficio solo agli squadristi di professione. L’unico risultato dei “nuovi” fascisti è l’oscuramento di ogni legittima e civile voce o parola contraria all’Expo.
Le multinazionali che hanno sponsorizzato Expo Milano 2015 sentitamente ringraziano.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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