Una nave di Teseo che somiglia a un super-yacht

Una nave di Teseo che somiglia a un super-yacht
di Luigi Zampoli

elisabetta-sgarbi-02Terremoto nel mondo, sempre più finanziario e sempre meno libero, dell’editoria italiana. Dopo l’acquisizione da parte di Mondadori della divisione libri di RCS, le previsioni di una serie di effetti sulla scena culturale hanno avuto un esito fragoroso e non hanno tardato ad avverarsi.
Nasce una nuova casa editrice indipendente “La Nave di Teseo” che concentrerà la sua attività nella narrativa, prosa e poesia, italiana e straniera. In più, è l’auspicio, vi sarà una ricerca di possibili novità, con la creazione di collane che possano dar spazio a contributi originali, in particolare di giovani scrittori.
Il nome che ha la regia di tutta l’operazione è uno dei più importanti tra gli “editors” italiani, Elisabetta Sgarbi, che lascia la sua lunga e felice direzione editoriale di Bompiani per intraprendere questa nuova avventura.
Il mondo delle case editrici indipendenti si arricchisce di una nuova realtà che di certo non ha nulla a che fare con le enormi difficoltà che molte iniziative editoriali originali e di valore sviluppatesi faticosamente a livello locale, senza capitali e senza supporto, devono scontare.
Basta dare un’occhiata ai nomi prestigiosi che hanno aderito a questo progetto, mettendo le loro pregiatissime penne a disposizioni del nuovo marchio editoriale. “La Nave di Teseo” ha già imbarcato Umberto Eco, il finanziere-scrittore Guido Maria Brera gli editori Jean Claude e Nicky Fasquelle. Tra gli azionisti di peso, oltre alla stessa Elisabetta Sgarbi, ci sono Edoardo Nesi, Sandro Veronesi, Furio Colombo. Parimenti nutritissimo è il parterre di autori annunciati nella nuova “scuderia, Tahar Ben Jelloun, Pietrangelo Buttafuoco, Mauro Covacich, Michael Cunningham, Hanif Kureishi, Lidia Ravera, Susanna Tamaro e altri. Il capitale iniziale avrà un ammontare consistente di circa 5-6 milioni di euro di cui una parte sarà messa a disposizione da alcun degli stessi autori. Di certo, con la fusione tra Mondadori e Rizzoli, gli spazi di agibilità per un pluralismo culturale editoriale rischiano di affievolirsi notevolmente, per cui non si può che accogliere favorevolmente la “partenza” della Nave di Teseo, come di ogni altra proposta editoriale che possa rappresentare un sasso lanciato nella palude del conformismo culturale. Eppure sembra tutto un ennesimo esercizio di settarismo privilegiato, più che una reale necessità di un nuovo percorso, intanto per il nome e il conclamato blasone degli autori. Leggere le dichiarazioni di Umberto Eco e Furio Colombo, celebrati romanzieri e saggisti di fama internazionale, che parlano di una sfida folle al moloch editoriale berlusconiano, dà la sensazione di un’operazione fatta da un network di potenti per ritagliarsi un nuovo spazio da cui continuare a far pesare la propria autorevolezza nel panorama editoriale italiano. Una sfida lanciata contro i pezzi grossi di Mondadori-Rizzoli, ma da altri pezzi grossi, sia pur non nella stessa misura economica e finanziaria. Il nome scelto ha il gusto neanche tanto velato di autoglorificazione preventiva; “La Nave di Teseo” è espressione di un paradosso che affonda le radici nella mitologia greca: gli ateniesi sostituivano le parti usurate della nave dell’eroe per mantenerne alterata nel tempo l’efficienza. Può dirsi integra, come se fosse nuova, una nave alla quale nel corso degli anni sono stati sostituiti tutti i pezzi? Il legno pregiato e sperimentato di cui è fatta questa nuova casa editrice può risultare originale o è una riproposizione di qualcosa di già visto, o meglio, di già letto. Come sempre saranno i lettori a giudicare.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *