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Una nuova, organica Città per il Parco del Cilento

Una nuova, organica Città per il Parco del Cilento

Il presidente della Fondazione Alario, onorevole Carmelo Conte, ha presentato alla stampa la sua nuova idea urbanistica “Città Parco” sul futuro possibile e sulla riconversione del vasto territorio cilentano.

di Carmelo Conte

Carmelo Conte

La tendenza ad analizzare i problemi con l’uso della storia e grazie a conoscenze ed esperienze sta cedendo, specie nel Sud d’Italia, il passo alla quotidianità. Torna attuale un sentimento dell’Ottocento racchiuso nel verso «il passato non è, ma se lo finge la vana rimembranza».
Insieme all’incertezza per il futuro, si rischia di perdere anche il passato e quindi il senso e il valore del tempo e dei luoghi, che sono il vero capitale sociale del progresso. Il presente appare prigioniero del suo prima e del suo dopo, un immobilismo a cui, sul piano politico, si tenta di dare una risposta con progetti estemporanei, parziali e inadeguati senza un legame con la realtà né con il passato né con il futuro.
In questa condizione psicologica e politica, si rispecchia, da un punto di vista territoriale e sociale, il vasto ambito del Parco del Cilento che vive in equilibrio tra il ricordo della sua gloriosa storia, l’intraprendenza individualistica della sua gente e la celebrazione del suo meraviglioso ambiente, ma non intravede l’orizzonte di un suo futuro possibile.
E’ l’area che meglio si presta alla definizione di Velardiniello, poeta e autore napoletano di villanelle del XVI secolo, che Benedetto Croce amava riferire al Sud e in particolare alla Campania, «un paradiso abitato da diavoli», laddove per diavoli si intende, nel nostro caso, non un’energia negativa, ma una condizione di incapacità collettiva e di subordinazione, dalla quale il Cilento, inteso come area del Parco, ha tentato più volte di liberarsi senza mai riuscirci del tutto.
Partendo da questa considerazione, la Fondazione Alario, si propone, nell’attuazione delle sue finalità statutarie e di ente indipendente, di promuovere una riflessione sull’idea di comunità vasta, un’ipotesi di Città – nebulosa che coincida con il territorio dei comuni del Parco, individuando un progetto a rete che li unisca e ne valorizzi le diverse vocazioni territoriali, produttive, culturali e sociali.
L’intendimento è sviluppare e rendere operativo “il perché” del Parco, coltivandone le ragioni sotto il profilo ambientale e protettivo, ma anche come ambito ottimale della nuova Regione, in vista dell’abolizione delle province e della costituzione dell’area metropolitana.
La meta da raggiungere è la realizzazione della Città del Parco che richiede, per la sua realizzazione, tempi lunghi ma può avere un inizio sia elaborativo sia attuativo da subito, cominciando con il ridefinire la cornice degli obbiettivi da perseguire e gli interventi strategici atti a valorizzare le risorse umane e le vocazioni ambientali presenti nel territorio.
Bisogna puntare su interventi strategici, assistiti da procedure di sorveglianza e monitoraggio dei risultati, procedendo per aree omogenee (Alburni, Bussento, Cilento, Vallo di Diano) e di sistema:
– Sviluppo delle microfiliere imprenditoriali locali (imprese verdi)
– Aggiornamento e qualificazione delle figure professionali per la gestione delle risorse (aree di formazione studio e ricerca Biodiversità e Dieta mediterranea)
– Attività di sostegno alla realizzazione del P.M.I. (Fiscalità di Vantaggio)
– Recupero dei centri storici
– Valorizzazione patrimonio culturale (reti di reti)
– Valorizzazione patrimonio naturale (crediti di arbonio)
E’ una strategia da collocare nel quadro delle indicazioni del Piano del Parco e delle finalità individuate dal Piano poliennale e sociale, dal Piano Stralcio per l’assetto del territorio e dai Programmi delle comunità Montane, strumenti fondamentali e di riferimento, anche se vanno ridiscussi e aggiornati, alla luce dei cambiamenti istituzionali in corso che, con la soppressiono della Giunta provinciale dal 1° gennaio 2013 e la istituzione dell’area Metropolitana di Napoli operativa a gennaio 2014, segnano l’avvio di un nuovo regionalismo, basato sulla territorializzazione delle funzioni.

LA NUOVA REGIONE
Come scrive la geografa Silvia Siniscalchi, le regioni italiane di oggi non corrispondono alle esigenze della globalizzazione ed alla prospettiva dell’Unità europea, perché sono creazioni di tipo statistico/amministrativo, nate all’indomani dell’Unità d’Italia, con l’istituzione dei “compartimenti” ideati da Pietro Maestri per le rilevazioni dall’Istituto Centrale di Statistica. Il territorio dei “compartimenti” si identificava con quelli delle Province create tra il 1860 e il 1861, quando si formò lo Stato italiano e il territorio di ogni regione coincideva con la somma di quelli delle province chiamate a farne parte.
Per quanto riguarda la Campania, «creatura assai più della storia che della geografia», (G. Galasso) la sua identità, dal basso medioevo all’età moderna fino ai giorni nostri, ha ruotato intorno all’apogeo e al declino di Napoli. Secondo una tesi ormai prevalente, considerata la loro plurisecolare preminenza e coesione, Napoli e provincia sono considerate una realtà a sé stante da costituire tout court in Area metropolitana, come peraltro prevede la legge istitutiva di tali nuovi Enti.
Altri studiosi, invece, sostengono una concezione disciplinare a sfondo urbanistico e non meramente funzionale: l’Area Metropolitana dovrebbe identificarsi con la città di Napoli e il suo stretto hinterland. Questa scuola di pensiero postula la scelta di suddividere il resto del territorio in sistemi di sviluppo omogenei, prescindendo dai confini delle vecchie province.
In ogni caso, al fine di motivare una nuova territorializzazione della Campania, giova ricordarne brevemente la specificità e le molteplici circostanze geografiche e storiche che ne hanno accompagnato la nascita e la formazione. Il nome “Campania”, come scrive Aurelio Musi, associato sin dall’antichità al territorio della città di Capua, non corrisponde allo spazio geografico attuale (area compresa tra il golfo di Gaeta e quello di Policastro) né al significato del suo etimo latino (campus “luogo pianeggiante”), considerato il prevalere delle aree di montagna e collina su quelle di pianura (rispettivamente 35%, 50% e 15% secondo l’Annuario Statistico Campano).
Esiste uno scarto storico tra la regione geografica e la regione società perché la Campania è andata costituendosi per scelte politico-amministrative, senza che esistesse una reale coesione tra i territori interessati. Basti ricordare che «Greci, Etruschi e Sanniti sono i tre ceppi principali del popolo campano, senza considerare Osci, Aurunci, Ausoni, Irpini e Sidicini – che nel loro sviluppo hanno visto la formazione di caratteri storici duraturi e identità peculiari per i diversi ambiti provinciali della Campania, nonché il relativo policentrismo da cui la regione è stata caratterizzata per secoli».
La sua unità è stata storicamente frutto di un difficoltoso processo, condotto da protagonisti diversi (Romani, Normanni, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Borboni), senza contare le parentesi austriaca e napoleonica, fino all’Unità nazionale.
A questa complessità si aggiunga, negli ultimi decenni del XX secolo, la tendenza a uno sviluppo con orizzonti spaziali, sociali ed economici che ha fatto risaltare l’artificiosità delle delimitazioni anche di enti politici generali quali i Comuni, le Province e le Regioni, tanto da mettere in discussione il rapporto tra dimensione amministrativa e possibilità di sviluppo e da indurre a ricercare un’idea di organizzazione del territorio che andasse oltre i limiti fisici e i confini istituzionali.
Su questa propensione si sono basati, negli ultimi anni, i progetti di “sviluppo locale”, quali i distretti industriali, i Patti territoriali e i Progetti integrati territoriali. Sono stati tentativi particolarmente significativi diretti ad individuare forme nuove e stabili di articolazione dello spazio per dare voce al territorio e alle sue specificità in un’ottica integrata.
Tuttavia gli esperimenti messi in atto più che produrre sviluppo locale sono diventati strumento di selettività per l’accesso ai fondi, rendendo a tal fine strumentale la delimitazione delle aree. Bisogna, perciò, promuovere equilibri amministrativi e territoriali che rendano organiche tra loro le esigenze economiche, sociali e territoriali, riportandole sotto una stessa governance.
E’ un’esigenza da coltivare assumendo a base, salvo gli opportuni emendamenti, il Piano Territoriale Regionale, uno strumento regolatore con il quale si propone di dividere la regione in 9 ambienti insediativi e in 45
Sistemi Territoriali di Sviluppo, che riflettono abbastanza puntualmente i criteri della letteratura geografica classica.
Gli ambiti sono: 1. La piana campana, dal Massico al Nolano e al Vesuvio (province di Napoli e Caserta) 2. La penisola sorrentino – amalfitana (con l’isola di Capri) 3. L’agro sarnese-nocerino 4. L’area salernitana e la piana del Sele 5. L’area del Cilento e del Vallo di Diano 6. L’Irpinia 7. Il Sannio 8. La media valle del Volturno con il Matese 9. La valle del Liri-Garigliano
In considerazione delle molteplici affinità e differenze geografiche del territorio campano, i 45 S.T.S. sono stati individuati e definiti in:
Sistemi a dominante naturalistica (176 comuni);
Sistemi a dominante rurale e culturale (117 comuni);
Sistemi a dominante urbano-industriale (32 comuni, non considerando i comuni ricadenti nell’area metropolitana/provincia di Napoli);
Sistemi costieri a dominante paesistico ambientale culturale (29 comuni, non considerando i comuni ricadenti nell’area metropolitana/provincia di Napoli).
In base a tali criteri, la suddivisione sovra comunale (463 comuni, a parte quelli della provincia/area metropolitana di Napoli) è risultata la seguente:
A – SISTEMI A DOMINANTE NATURALISTICA (176 comuni):
1. ALBURNI (11 comuni): Aquara, Bellosguardo, Castelcivita, Controne, Corleto Manforte, Ottati, Petina, Postiglione, Roscigno, Sant’Angelo a Fasanella, Sicignano degli Alburni.
2. ALTO CALORE SALERNITANO (10 comuni): Campora, Castel San Lorenzo, Felitto, Laurino, Magliano Vetere, Monteforte Cilento, Piaggine, Sacco, Stio, Valle dell’Angelo.
3. ALENTO MONTE STELLA (18): Agropoli, Casal Velino, Castellabate, Cicerale, Laureana Cilento, Lustra, Montecorice, Ogliastro Cilento, Omignano, Perdifumo, Pollica, Prignano Cilento, Rutino, San Mauro Cilento, Serramezzana, Sessa Cilento, Stella Cilento, Torchiara.
4. GELBISON CERVATI (10): Cannalonga, Castelnuovo Cilento, Ceraso, Gioi, Moio della Civitella, Novi Velia, Orria, Perito, Salento, Vallo della Lucania.
5. LAMBRO E MINGARDO (14): Alfano, Ascea, Camerota, Celle di Bulgheria, Centola, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Montano Antilia, Pisciotta, Roccagloriosa, Rofrano, San Giovanni a Piro, San Mauro la Bruca.
6. BUSSENTO(11): Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Ispani, Morigerati, Santa Marina, Sapri, Torraca, Torre Orsaia, Tortorella, Vibonati.
7. MONTI PICENTINI TERMINIO (11): Acerno, Bellizzi, Castiglione dei Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, San Cipriano Picentino, San Mango Piemonte.
8. PARTENIO (27): Altavilla Irpina, Candida, Capriglia Irpina, Cervinara, Chianche, Grottolella, Manocalzati, Montefalcione, Montefredane, Montefusco, Montemiletto, Ospedaletto d’Alpinolo, Pannarano, Parolise, Petruro Irpino, Pietrastornina, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Roccabascerana, Rotondi, San Martino Valle Caudina, San Potito Ultra, Santa Paolina, Sant’Angelo a Scala, Summonte, Torrioni, Tufo.
9. TABURNO (22): Airola, Apollosa, Arpaia, Bonea, Bucciano, Campoli del Monte Taburno, Cautano, Dugenta, Foglianise, Forchia, Frasso Telesino, Limatola, Melizzano, Moiano, Montesarchio, Paolisi, Paupisi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca, Tocco Caudio, Torrecuso, Vitulano.
10. MATESE (17): Ailano, Alife, Capriati al Volturno, Castello del Matese, Ciorlano, Fontegreca, Gallo Matese, Gioia Sannitica, Letino, Piedimonte Matese, Prata Sannita, Pratella, Raviscanina, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife, Valle Agricola.
11. MONTE SANTA CROCE (11): Caianiello, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Mignano Montelungo, Presenzano, Rocca d’Evandro, Roccamonfina, San Pietro Infine, Teano, Tora e Piccilli.
12. TERMINIO CERVIALTO (25): Bagnoli Irpino, Calabritto, Caposele, Cassano Irpino, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Chiusano San Domenico, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montella, Montemarano, Nusco, Paternopoli, Pietradefusi, Salza Irpina, San Mango sul Calore, Sant’Angelo all’Esca, Senerchia, Sorbo Serpico, Taurasi, Torre le Nocelle, Venticano, Volturara Irpina.
B – SISTEMI A DOMINANTE RURALE-CULTURALE (117 comuni):
13. VALLO DI DIANO (15): Atena Lucana, Buonabitacolo, Casalbuono, Monte San Giacomo, Montesano sulla Marcellana, Padula, Pertosa, Polla, Sala Consilina,San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Arsenio, Sanza, Sassano, Teggiano.
14. ANTICA VOLCEI (16): Auletta, Buccino, Caggiano, Campagna, Castelnuovo di Conza, Colliano, Contursi Terme, Laviano, Oliveto Citra, Palomonte, Ricigliano, Romagnano al Monte, Salvitelle, San Gregorio Magno, Santomenna, Valva.
15. TANAGRO (3): Pago Veiano, Pesco Sannita, Pietrelcina. VALLE DELL’UFITA (22): Ariano Irpino, Bonito, Carife, Casalbore, Castel Baronia, Flumeri, Frigento, Gesualdo, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montaguto, Montecalvo Irpino, San Nicola Baronia, San Sossio Baronia, Savignano Irpino, Scampitella, Sturno, Trevico, Vallata, Valle Saccarda, Villanova del Battista.
17. ALTO TAMMARO (11): Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto l’Abate, Fragneto Monforte, Morcone, Reino, Santa Croce del Sannio, Sassinoro.
18. TITERNO (15): Amorosi, Castelvenere, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Faicchio, Guardia Sanframondi, Pietraroja, Ponte, Pontelandolfo, Puglianello, San Lorenzello, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, San Salvatore Telesino, Telese Terme.
19. MONTE MAGGIORE (20): Alvignano, Baia e Latina, Caiazzo, Calvi Risorta, Camigliano, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Dragoni, Formicola, Giano Vetusto, Liberi, Piana di Monte Verna, Pietramelara, Pietravairano, Pontelatone, Riardo, Roccaromana, Rocchetta e Croce, Ruviano, Vairano Patenora.
20. ALTO CLANIO (14): Avella, Baiano, Domicella, Lauro, Liveri, Marzano di Nola, Moschiano, Mugnano del Cardinale, Pago Valle di Lauro, Quadrelle, Quindici, Sirignano, Sperone, Taurano.
21. ALTA IRPINIA (17): Andretta, Aquilonia, Bisaccia, Cairano, Calitri, Conza della Campania, Guardia Lombardi, Lacedonia, Lioni, Monteverde, Morra de Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina.
22. FORTORE (14): Apice, Baselice, Buonalbergo, Castelfranco in Miscano, Castelvetere in Val Fortore, Foiano di Val Fortore, Ginestra degli Schiavoni, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Paduli, San Bartolomeo in Galdo, San Giorgio la Molara, San Marco dei Cavoti, Sant’Arcangelo Trimonte.
22. SOLOFRANA (11): Aiello del Sabato, Cesinali, Contrada, Forino, Montoro Inferiore, Montoro Superiore, San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Serino, Solofra.
23. VALLE IRNO (6): Baronissi, Bracigliano, Calvanico, Fisciano, Mercato San Severino, Pellezzano.
24. AGRO NOCERINO SARNESE (13): Angri, Castel San Giorgio, Corbara, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Roccapiemonte, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Sant’Egidio Monte Albino, Sarno, Scafati, Siano.
26. PIANURA INTERNA CASERTANA (11): Bellona, Cancello Arnone, Carinola, Falciano del Massico, Francolise, Grazzanise, Pastorano, Pignataro Maggiore, Santa Maria la Fossa, Sparanise, Vitulazio.
27. COMUNI VESUVIANI: Cercola, Massa di Somma, Ottaviano, Poggiomarino, Pollena Trocchia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Striano, Terzigno, Volla.
28. AREA GIUGLIANESE: Calvizzano, Giugliano in Campania, Marano di Napoli, Mugnano di Napoli, Qualiano, Villaricca.
C. SISTEMI URBANI (37 comuni, non considerando i comuni evidenziati in grigio perché ricadenti nell’area metropolitana/provincia di Napoli)
29. SISTEMA URBANO BENEVENTO (11): Arpaise, Benevento, Calvi, Castelpoto, Ceppaloni, San Giorgio del Sannio, San Leucio del Sannio, San Martino Sannita, San Nazzaro, San Nicola Manfredi, Sant’Angelo a Cupolo.
30. SISTEMA URBANO AVELLINO: Atripalda, Avellino, Mercogliano, Monteforte Irpino.
31. SISTEMA URBANO NAPOLI: Napoli
32. SISTEMA URBANO CASERTA E ANTICA CAPUA (23): Arienzo, Capodrise, Capua, Casagiove, Casapulla, Caserta, Castel Morrone, Cervino, Curti, Durazzano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Portico di Caserta, Recale, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Prisco, San Tammaro, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Valle di Maddaloni.
33. AREA URBANA DI SALERNO (3): Cava dei Tirreni, Pontecagnano Faiano, Salerno.
D – SISTEMI A DOMINANTE URBANO-INDUSTRIALE (32 comuni, non considerando i comuni evidenziati in grigio perché ricadenti nell’area metropolitana/provincia di Napoli)
34. NAPOLI NORD-EST: Acerra, Afragola, Brusciano, Caivano, Cardito, Casalnuovo di Napoli, Castello di Cisterna, Crispano, Pomigliano d’Arco.
35. NAPOLI NORD: Arzano, Casandrino, Casavatore, Casoria, Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Melito di Napoli, Sant’Antimo.
36. NOLANO: Camposano, Carbonara di Nola, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Mariglianella, Marigliano, Nola, Palma Campania, Roccarainola, San Gennaro Vesuviano, San Paolo Belsito, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, Tufino, Visciano.
37. SISTEMA AVERSANO (19): Aversa, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Cesa, Frignano, Gricignano d’Aversa, Lusciano, Orta di Atella, Parete, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Sant’Arpino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano, Villa Literno.
E – SISTEMI COSTIERI A DOMINANTE PAESISTICO AMBIENTALE CULTURALE (29 comuni, non considerando i comuni evidenziati in grigio perché ricadenti nell’area metropolitana/provincia di Napoli)
38. LITORALE DOMITIO (4): Castel Volturno, Cellole, Mondragone, Sessa Aurunca.
39. AREA FLEGREA: Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto.
40. MIGLIO D’ORO-TORRESE STABIESE: Boscoreale, Boscotrecase, Castellamare di Stabia, Ercolano, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase.
41. PENISOLA SORRENTINA: Agerola, Casola di Napoli, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Santa Maria la Carità, Sant’Agnello, Sant’Antonio Abate, Sorrento, Vico Equense.
42. ISOLE MINORI: Anacapri, Barano d’Ischia, Capri, Casamicciola Terme, Forio,Ischia, Lacco Ameno, Procida, Serrara Fontana.
43. MAGNA GRECIA (6): Albanella, Altavilla Silentina, Capaccio, Giungano, Roccadaspide, Trentinara.
44. PENISOLA AMALFITANA (13): Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini,Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.
45. PIANA DEL SELE (3): Battipaglia, Eboli, Serre.
La ripartizione in 45 sistemi – pur partendo dalla consapevolezza che, di fatto, non è possibile individuare un principio di suddivisione univoco ed esaustivo che non entri in conflitto con altri criteri – si basa su un’intuizione condivisibile: un più equilibrato rapporto tra le aree periferiche e centrali della regione, con la modifica delle regole di governante e la costruzione di un’armatura territoriale capace di realizzare un assetto equilibrato e accrescere una sana competitività tra le aree.
Nella stessa logica si colloca il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che «nel sottolineare la volontà a valorizzare le risorse ambientali e paesaggistiche recepite quali elementi della identità fisica e sociale dei luoghi, intende la salvaguardia connessa ai sistemi di sviluppo…attribuendo alla nozione di paesaggio il senso dell’Azione, del fare, del trasformare la Terra, senza asservirla».
Tuttavia, tali suddivisioni devono essere ridiscusse, integrate e sviluppate partendo dal presupposto che anche le aree omogenee, come la stessa Regione, sono il risultato di un processo e non solo di un dato di fatto, nel quale assumono valore rilevante gli interventi strategici di assetto realizzati o in via di attuazione.
La riorganizzazione di un’area vasta all’interno della regione non può dunque essere formulata senza tenere conto dei processi attraverso i quali si è formata, le vocazioni strategiche e i bisogni da cui è afflitta, con l’adesione delle istituzioni comunali da costituire in Unioni (sulla base delle aggregazioni proposte con i STS), che consentano loro di misurarsi con le possibilità di crescita offerte dalle logiche europee di governance e sviluppo territoriale “dal basso”.
Infatti, la proposta di fare del PTR la base di riferimento per definire il ruolo del Parco del Cilento, oltre che dal valore giuridicamente condizionante che tale strumento ha per la programmazione regionale, nasce da tre fondamentali considerazioni di merito.
A – Gli Ambienti Insediativi sono “micro regioni” in trasformazione (cosiddette «Campanie “incompiute”»), che evidenziano l’emergere di distretti e insiemi territoriali con diverse esigenze e potenzialità, formati da aggregati dotati di una certa autonomia che si prestano a un loro inquadramento a rete.
Rispetto a tale processo, il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, che è uno dei nove ambiti, rappresenta il tirante territoriale e ambientale più importante e qualificante della Campania ovvero una delle Regioni “incompiute” più significative sotto vari profili: geografici e fisici (il bacino idrografico, le aree protette), sociali ed economici (sistemi locali produttivi e aree funzionali), e storici (la delimitazioni delle specifiche identità territoriali).
Questa constatazione è viepiù avvalorata se si considera che la ripartizione in 45 Sistemi Territoriali di Sviluppo in cui si articolano i 9 Ambienti Insediativi, e correlata a tre “immagini strategiche”, tutte presenti, sia pure in misura diversa, nell’area del Parco che sono:
1 – l’interconnessione tra i sistemi territoriali di sviluppo e il quadro nazionale e internazionale;
2 – la difesa della biodiversità e la costruzione della rete ecologica regionale, che parta dai territori marginali;
3 – Il controllo del rischio ambientale.
B – Sui 176 comuni rientranti nei “Sistemi a dominante naturalistica” ben 74 sono ubicati nel Parco; mentre Il sistema Vallo di Diano che comprende 15 comuni: e Il sistema Antica Volcei che comprende16 comuni sono stati inclusi tra i “Sistemi a dominante rurale – culturale”; e il sistema Magna Grecia che comprende sei comuni: è stato incluso tra i “Sistemi costieri a dominante paesistico ambientale culturale.”
C – Il criterio principale per l’individuazione dei Sistemi di sviluppo è la Rete ecologica regionale per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, di cui i territori dei comuni del Parco sono espressione prevalente, unitaria e organica.
Ricorrono quindi tutte le condizioni per promuovere il Parco da realtà protetta a sistema produttivo e a Città viva, una nebulosa di insediamenti sparsi ma tra loro coerenti pur nella diversità, che si estende su una superficie di circa 321 mila ettari (il Parco più esteso d’Italia), interessa il territori di 95 comuni 80 più 15 contigui) con una popolazione di circa 270 mila abitanti.
Dal punto di vista produttivo, solo poche parti del territorio hanno infrastrutture e imprese, agricole o industriali, con tecnologie moderne che tendono a svincolarsi dai condizionamenti ambientali. Nel complesso il settore agricolo si configura come quello prevalente dal punto di vista economico e in alcune zone é caratterizzato da un elevato grado di tipicità espressione di tradizioni millenarie, che costituiscono un importante serbatoio di biodiversità e quindi uno dei punti di forza sotto il profilo economico dell’area. Infatti tali caratteristiche hanno consentito che alcuni prodotti agricoli della zona ottenessero l’assegnazione di marchi di denominazione di origine protetta (olio extravergine d’oliva, vino ed altre produzioni tipiche e biologiche). Una rilevante ricchezza del territorio è rappresentata dall’estesa presenza di superfici coperte da foreste (il 40% circa della superficie), di cui due terzi circa sono di proprietà pubblica ed è pari a circa un quarto dell’intera superficie boschiva dalla Campania.
Altra risorsa fondamentale del territorio è rappresenta dal turismo che evidenzia ancora l’assenza di un sistema integrato che coniughi l’ospitalità, le attrazioni naturali/culturali/ricreative, i trasporti e le informazioni, non permettendo quindi la piena fruibilità da parte dei visitatori. Le presenze turistiche presentano una forte concentrazione su segmenti, mete e periodi tradizionali con conseguente congestione della costa durante l’estate, dovuta anche a una scarsa capacità delle aree interne di attrarre turisti (per la difficile accessibilità ai luoghi, la mancanza di offerta ricettiva di livello adeguato sia sul piano qualitativo che quantitativo, la scarsa offerta di servizi a supporto della fruizione turistica, la scarsa conoscenza dei beni presenti), pur disponendo di rilevanti risorse naturali e culturali. (carta del turismo sostenibile nelle aree protette).
In questa condizione è necessario delineare una programmazione atta a cogliere le nuove opportunità di sviluppo riferite sia al rinnovamento delle economie tradizionali, sia alla creazione di nuove economie (imprese verdi). E’ necessario promuove network (Associazioni, Consorzi ATI, Imprese, Agricoltori, ecc.) per lo sviluppo di microfiliere socio-economiche e per le attività connesse al settore dei servizi ambientali e dei servizi aggiuntivi di valorizzazione e gestione delle risorse materiali e immateriali.
A tal fine diventa fondamentale lo sviluppo di un distretto culturale che risponda all’esigenza di produrre beni basati sulle conoscenze e le tradizioni locali, per mettere a frutto il cosiddetto capitale culturale, che può diventare un vettore di economia di servizio e di turismo alternativo, se si riesce a valorizzare le potenzialità che il territorio offre:
– l’esistenza di attrattori culturali nazionali, – una riconversione competitiva del sistema produttivo (fiscalità di
vantaggio)
– la presenza sistemica della comunità locale.
Quella del Cilento, Alburni, Bussento e Vallo di Diano è l’area italiana dove si concentra il maggior numero di riconoscimenti UNESCO (Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Riserva di Biosfera, Geoparco, Dieta Mediterranea) e dove, oltre alla qualificante azione territoriale delle bandiere blu della FEEE (12 su oltre 90 Km di costa italiana) si concentrano tra i più rilevanti beni culturali ed archeologici italiani (Elea-Velia, Paestum, Certosa di San Lorenzo) . E’ in questo contesto che sono nati il Centro Studi e Ricerche per la Biodiversià del Mediterraneo (già realizzato con fondi POR 20000-20006), il Centro Internazionale per la Dieta Mediterranea (Patrimonio Mondiale Immateriale dell’UNESCO), il Centro di Educazione Ambientale (Sanza), il Centro Lontra Italia (Aquara) e dove operano importanti istituzioni culturali come la Fondazione Alario per Elea Velia, la Fondazione G.B.Vico, la Fondazione Regionale Annunziata Mediterranea, la Fondazione MIDA, l’Osservatorio Europeo del Paesaggio, il Centro UNESCO Elea, la Scuola di Alta Formazione per la P.A. delle Aree Protette, Intorno a queste realtà si sono sviluppati programmi e progetti con importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, che inducono a penare si possa attivare concretamente un Distretto Culturale Evoluto. La complessità territoriale e sociale, da cui il Parco è caratterizzato, ha favorito nel tempo lo sviluppo di relazioni in aggregati di comunità piccole o medio piccole che si è tentato di cogliere e ordinare, ricorrendo alla costituzione di vari soggetti istituzionali, con competenze che spesso si sovrappongono e si annullano tra loro: 7 piani territoriali, 6 progetti integrati territoriali (Pit), uno di Azione locale (Adat, Casacastra), e 4 progetti integrati rurali, detti anche Pr (Ambito territoriale 3, Alburni calore,Monte Cervati – Vallo del Busento e del Mingardo, Gelbison Cervati). Tuttavia, pur tra tanto fiorire di iniziative, desta stupore che una comunità di 271 mila cittadini – con una superficie territoriale di prima grandezza e una dimensione demografica prossima a quelle di province come di Benevento e Avellino, doppia di quella di Salerno – non sia stata oggetto di nessun grande progetto del Por Fesr della Campania programma 2007 – 2013.
Si pone, perciò, come preliminare la definizione di un sistema di Governance che senza mortificare la diversità assicuri una direzione coerente e virtuosa delle potenzialità economiche e della varietà dei luoghi per farne un obiettivo nazionale ed europeo.
L’idea strategica e la “Città del Parco”, il metodo è il Governo a rete, una governance processuale sia del Piano che dei singoli interventi con moduli operativi che consentano di rendere complementari le scelte sia rispetto al tutto che alle singole comunità che non possono e non devono essere sradicate dal loro passato e dal loro habitat.
A questo fine è essenziale la continua verifica del consenso intorno alle opzioni strategiche che devono maturare dal basso e condizionare la programmazione e non viceversa. La pianificazione regionale, provinciale non deve essere solo un condizionamento ma un punto di partenza da inverare coniugandola con la realtà e ad essa adattandola.
Nel quadro delle indicazioni strategiche, bisogna promuovere iniziative e progetti mirati sul capitale territoriale – inteso come capitale umano, capitale infrastrutturale, capitale produttivo capitale naturale e capitale sociale – con proposte specifiche e tra loro coerenti di cui, qui di seguito, si definisce il nucleo portante. Rispetto alle quali appare preliminare una. variante al P.T.R, per ricondurre ad organicità i diversi sistemi in cui sono stati inseriti i comuni del Parco, che va elaborata tenendo conto del Piano pluriennale economico e sociale del Parco, in particolare laddove raggruppa i comuni in quattro sistemi diversi:
– le aree gravitazionali che comprendono i comuni che hanno una matrice produttiva più complessa della media del parco, una elevata percentuale di addetti al commercio; e una densità demografica relativamente alta. – la fascia costiera che comprende i comuni con elevato numero di abitazioni vuote, un’alta percentuale di occupati nel commercio, nel settore alberghiero e nella ristorazione, e un’economia basata sul turismo balneare.
– Campagna parzialmente industrializzata che comprende 35 comuni in cui degli addetti al settore manifatturiero e all’agricoltura è mediamente più alta che negli altri comuni.
– Cilento interno o cuore del parco che si caratterizzano per un patrimonio abitativo antico, una popolazione composta prevalentemente di anziani, un basso indice di densità demografica, e un perdurante processo di spopolamento. Si prestano per tali caratteristiche e per l’ubicazione nel cuore del Parco alla previsione di un distretto orientato al turismo naturalistico e ambientale.
Sul piano formale e della governance è una modifica necessaria per rendere organici e coerenti i sistemi territoriali di sviluppo, quale base per l’Unione dei Comuni. In fatto, è un presupposto per promuovere progetti strategici nella programmazione regionale 2014 -20 recuperando l’emarginazione subita con quella del 2007 – 2013.
Bisogna coniugare interventi infrastrutturali con stimoli produttivi, organizzando tutto il territorio con sistemi di settore, formazione e qualificazione del personale e una scuola di impresa. Un’ipotesi di lavoro che tenga conto delle aspettative e delle iniziative locali può concretizzarsi secondo una “visione” strategica ed attraverso una serie di obiettivi ed azioni integrate che consentano al territorio di raccogliere in un unico programma di lavoro proposte ed iniziative territoriali sintetizzate nelle seguenti proposte.

OBIETTIVI E AZIONI DI SISTEMA
Obiettivo 1 – Identità e paesaggio culturale Azione1 – Le vie della magna Grecia e l’integrazione tra i popoli del
mediterraneo
Azione 2 – Reti di reti materiali e immateriali con le province, le regioni confinanti (da avviare immediatamente con un concorso di idee).
Obiettivo 2 – Valorizzare le risorse territoriali Azione 1 – Piano delle acque. Azione 2 – Piano delle foreste (crediti di carbonio) Azione 3 – Contratti di Fiume ( Alento, Mingardo, Busento, Calore, Sele) Azione 4 – Parco dell’Alento
Azione 5 – Parco intercomunale del fiume Tanagro – Vallo di Diano
Obiettivo 3 – Implementare la mobilità sostenibile e la fruibilità del territorio
Azione 1 – Corridoio plurimo Battipaglia – Sapri sia nella componente stradale che ferroviaria, rilanciando la priorità del progetto dell’alta velocità fino a Reggio Calabria che la Regione sta deviando verso Bari con il progetto strategico denominato “Alta Capacità.”
Azione 2 – Strada del Parco di collegamento veloce da Campagna lungo l’asse Posiglione, Aquara, Controne, Castelcivita sino a Vallo della Lucania.
Azione 3 – Via delle Imprese per collegare Polla,Atena Lucana,S.Arsenio,, S.Pietro Tanagro,Teggiano, Sala Consilina e Sassano fino a Padula.
Obiettivo 4 – Imprese verdi e fiscalità di vantaggio
Azione 1 – Dichiarazione regionale di zona franca per l’area del Parco e Aree Contigue (art.7 decreto sviluppo per le agevolazioni fiscali e contributive della legge 296 del 2006) in attuazione dell’art.7 della legge 394/91.
Azione 2 – Implementazione e sostegno alle Certificazioni di qualità e imprese verdi (iso-emas-bio)
Azione 3 – Ricerca e Sviluppo PO FERS 2007-2013 Asse V

OBIETTIVI E AZIONI TERRITORIALI
Obiettivo 5 – Distretti culturali evoluti
Azione 1 – Distretto Turistico sulla fascia costiera, dove ricadono i comuni in cui l’economia è fondata essenzialmente sulle attività legate al settore turistico;
Azione 2 – Distretto agricolo delle vallate interne, caratterizzate da un forte sviluppo del settore agricolo e dalla presenza delle principali infrastrutture di collegamento;
Azione 3 – Distretto agri – turistico zone montuose, dove prevalgono colture agricole tradizionali, lasciando spazio alle aree boschive e ad un più alto grado di naturalizzazione.
Condividere la visione strategica, gli obiettivi e le azioni per realizzarli consentirà alla comunità della Città del Parco di proporsi come un soggetto politico unitario a tutti i livelli istituzionali e di assumere un ruolo specifico per la costruzione della Nuova Regione.
La Fondazione Alario, auspicando unità di intenti, orienterà a questo scopo la sua missione, con specifiche iniziative culturali, di formazione e ricerca, dando ulteriore corso al buon lavoro svolto in questi anni. E si adopererà per la revisione del PTR, lo sviluppo e la trasformazione in progetti (alcuni sono già in fieri) di queste idee programma, inquadrandole in un master plan e promuovendole attraverso i soggetti istituzionali competenti per il finanziamento a livello regionale ed europeo.
E’ un obiettivo ambizioso che merita l’impegno di tutti e se coltivato, con convinzione e determinazione, può dare i primi frutti in tempi brevi e, quello che più rileva, consentire alle nuove generazioni di cimentarsi da subito per costruire il futuro nella loro terra e non emigrando.

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