Una politica per il Sud

di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Ha stimolato alcuni commenti il ‘VentiRigh’ di ieri, in cui lamentavo l’assenza nelle prime dichiarazioni programmatiche del prossimo Premier Renzi del pur minimo accenno ai problemi del Mezzogiorno e a alle strategie per un suo sviluppo. Eppure tutti sanno che la ripresa in Italia o sarà omogenea o non sarà. Tanto più che nel Mezzogiorno si affollano molti dei caratteri di arretratezza del Paese: dal radicamento della criminalità organizzata alla corruzione diffusa, alla inadeguatezza delle classi dirigenti. Alcuni hanno ribadito che non si possono invocare politiche da antica ‘questione meridionale’. Giusto.  Ma è pur vero che il Sud sta pagando in maniera molto più drammatica che il resto del Paese la crisi di questi anni. Basti considerare il livello della disoccupazione giovanile, o lo smantellamento del sistema industriale. Quindi non parliamo, per carità, di ‘questione meridionale’. Nessuno richiede interventi straordinari. Ma politiche che aprano -per l’intero Paese- prospettive di sviluppo. Perché non si disegna un ruolo specifico dell’Italia -e del Mezzogiorno, quindi- come avamposto strategico dell’Europa nel Mediterraneo? Perché non si intravvede alcun progetto di valorizzazione delle ricchezze del territorio e delle potenzialità del Mezzogiorno a partire dalle sue intelligenze? Siamo d’accordo: nessuno parli più di ‘questione meridionale’. Ma nessuno parli nemmeno più, come è avvenuto in questi anni di ‘questione settentrionale’.

redazioneIconfronti

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