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Una questione di sopravvivenza

Una questione di sopravvivenza
di Nicoletta Tancredi

“Signora, venga pure qui!”
Mi sento chiamare alla cassa del supermercato.
La cassiera dell’altra fila si è resa conto, lei, che sto aspettando inutilmente: il suo rullo è vuoto. E io dietro ad una vecchietta che ha comprato sei birre.
“Grazie” – rispondo cortese. E mi porto all’altra cassa.
Quindi pago. Lei prepara il sacchetto. Io saluto cordialmente.
“Signora, la spesa!”
“Ah sì, grazie” – dico sempre cordialmente.
E torno indietro.
“È stanca!”
“Sì!” – rispondo, accennando a un sorriso di circostanza, tanto per nascondere (che poi, invece, la sottolinea) la mia sbadataggine.
E comunque, sì, sono stanca.
Anzi stanchissima.
Una di quelle giornate che si definiscono “di festa”. Ovvero scuole chiuse, tremila cose da fare e le bambine a casa.
Ma una mamma è una mamma. E l’organizzazione è donna.
Dunque non mi spavento affatto.
Sveglie dalle sette meno dieci?
Beh, pupe, quando ho sentito il rumore del lenzuolino, l’avevo già previsto un attimo prima, ad occhi chiusi.
E quindi via: lattuccio, lattuccio, lattuccio; togli il pigiama, togli il pigiama, togli il pigiama; doccetta, doccetta, doccetta; mutandine pulite, mutandine pulite; mutandine pulite.
Forza che oggi Paola e Camilla vanno al cineforum!
Il che vuol dire: due su tre sistemate, per due ore e mezza.
Che poi il cinema è importante, i bambini devono imparare ad apprezzare questa forma d’arte fin da piccoli; perché il cinema è cultura, e poi sviluppa senso critico; e poi, dicevo, due su tre sono fuori da qui per quasi tre ore.
Benissimo.
Accompagnale: auto, sediolino, sediolino, cintura, cintura.
E poi il capriccio, il capriccetto, l’imbarazzo.
E poi: arrivederci e via a casa.
E fai questo e quello e Sandra di qua e Sandra di là.
E poi vai a riprenderle.
E il pranzo, cucina, apparecchia. Vuoi questo, vuoi quello?
Ok! È fatta. È ora che Sandra faccia il pisolino.
E Paola e Camilla? Ma certo, servono le ciabattine per la piscina.
E quindi di nuovo in macchina: pronte, partenza, via.
E parcheggiamo, per fare questi entusiasmanti acquisti.
Ma mi giro e dormono.
Pazienza!
Intanto arrivano gli amichetti nuotatori.
E svegliamoci. E saluta l’amichetta, e prendi il carrello, e prova il monopattino, e fai la merendina.
E via di nuovo a casa.
Ma servono delle candele!
Benissimo, fermiamoci a comprare le candele.
E attente agli scaffali con i bicchieri di vetro.
E soprattutto attente a non rompere le palle di Natale della nuova collezione.
E comunque le candele non ci sono.
Via, a casa!
Oh finalmente Paola e Camilla sono di nuovo a casa.
Io sono rimasta sola.
Un momento sola!
Cioè senza neanche una bambina con me.
Nessuna mi tira la mano, non devo badare a nessuna.
Non sento vociare infantile intorno.
Parlo al telefono e … niente parlo proprio, senza interruzioni.
Così vado in quel negozietto, gli spazzolini per le bambine.
In quell’altro negozietto.
E niente le candele, come le cercavo, non le ho trovate neanche qui.
E infine il supermercato.
E allora, dico io, quando la cassiera dice che sono stanca, sì ha ragione.
Ha proprio ragione.
È stata una giornata intensa.
Ci sta che sia stanca.
La cassiera ha ragione.
Ha proprio ragione.
Ma sbaglia di grosso, quando aggiunge: “non vede l’ora di tornare a casa, eh?”

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