Home
Tu sei qui: Home » Ethos » Una rivoluzione di confini per salvare la provincia di Benevento

Una rivoluzione di confini per salvare la provincia di Benevento

Una rivoluzione di confini per salvare la provincia di Benevento

Ricorso alla Corte Costituzionale, riordino del territorio con annessione di comuni confinanti, fusione con la provincia di Avellino o, addirittura, con il Molise per la creazione di una nuova regione rinominata Molisannio (nella foto la ricostruzione dell’ipotetica nuova Regione). Sono alcuni degli scenari ipotizzati per il futuro della Provincia di Benevento, l’unica in Campania che non rientra nei parametri minimi definiti dal decreto del Governo sulla spending review per evitare la soppressione. Ieri è sceso in campo il Consiglio regionale della Campania, che si è riunito in via straordinaria proprio nel capoluogo sannita. Nella sede di Villa dei papi, il Consiglio ha approvato un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale guidata dal presidente Stefano Caldoro a impugnare davanti alla Corte Costituzionale la disposizione contenuta nel decreto legge del Governo che regola il riordino delle Province. Una decisione sostenuta dal presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile, che è intervenuto ai lavori del Consiglio ricordando «l’atto di nascita della nostra Regione caratterizzato dalla confluenza in un’unica entità regionale di cinque diverse storie, di cinque identità, di cinque territori diversi per morfologia territoriale e caratteristiche socio-economiche, cinque entità che tutte insieme sono una caratteristica strutturale e fondante della nostra Regione».
La Provincia di Benevento, nata nel 1860, «fu una conquista risorgimentale della nostra popolazione – ha ricordato Cimitile – un patto fatto con Garibaldi e sempre rispettato fin dalla sua prima riunione dal Parlamento italiano». Il riordino in quattro Province, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, e una Città metropolitana, Napoli, delinea per Cimitile «una proposta essenziale, logica e conforme ai bisogni territoriali, che nulla concede a sprechi o ridondanze istituzionali». Compromettere tale assetto, ha aggiunto, «significherebbe mettere a rischio e minare quello stesso patto fondativo unitario su cui poggia la nostra regione». Ma c’è chi ha visto nella seduta del Consiglio regionale di ieri il «funerale del Sannio», come nel caso del Comitato “Salviamo il Sannio” che ha parlato di «napolicentrismo venuto a prenderci in giro a casa nostra». Per il Comitato «la Provincia di Avellino non vuole annetterci pur di salvaguardare il proprio capoluogo e siamo destinati ad essere la ‘bidonville’ di Caserta o a fare la fine della Jugoslavia del dopo Tito, con comuni divisi e smembrati tra il Molise, l’Irpinia e il Casertano».
Il Comitato ‘Salviamo il Sannio’ è tra i sostenitori dell’ipotesi di fusione con il Molise in una nuova regione denominata Molisannio, e di arrivare a questo attraverso un referendum che coinvolga le popolazioni interessate. Intanto prosegue il lavoro della Conferenza Regione-Autonomie locali, convocata dall’assessore regionale Pasquale Sommese che si è riunita per la prima volta l’8 agosto. Compito della Conferenza è trovare una soluzione condivisa di ipotesi di riordino territoriale da proporre al Governo entro il 24 ottobre, termine oltre il quale sarà il Governo nazionale a decidere il riassetto amministrativo della regione, con l’inevitabile soppressione della Provincia di Benevento. Al tavolo istituito presso l’assessorato siedono Anci, Upi, Province, l’ufficio legislativo della Regione Campania ed espressioni dell’associazionismo. Dopo le polemiche e lo scontro di ieri in mattinata, il ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Filippo Patroni Griffi ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro: il ministro e il Governatore hanno convenuto che sia di «vitale importanza dare piena attuazione al decreto, con riferimento sia ai profili ordinamentali sia al riordino delle funzioni, che determinano una più efficace gestione dei servizi pubblici e effetti sulla qualità della spesa». Il riordino dovrà avvenire naturalmente «nel pieno rispetto delle autonomie locali e dei territori, che sono chiamati a essere protagonisti di questo processo riformatore».

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 1291

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto