Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Una sinistra senza l’ombra della giustizia

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di Carmelo Conte
di Carmelo Conte

newCarmelo_Conte_Salerno_Alla fine, è accaduto quello che doveva accadere: è stata la magistratura,  non la politica, a mettere fuori gioco Berlusconi ( forse). Sarebbe fuorviante negarlo, anche se va riconosciuto che è avvenuto in ossequio a un principio interpretativo che, “caso dopo caso”, è divenuto parte integrante dell’ordinamento giudiziario: la giurisprudenza creativa che, di fatto, blinda il potere del giudice. Perché, come sostiene il kelsen, il giudice, nell’interpretare la legge, concorre a creare il diritto e “la sua decisione è una vera e propria norma giuridica individuale”. Rappresenta un’evoluzione esplicativa, dovuta al continuo divenire  della società, che ha, però, un limite oltre il quale si mette in discussione l’equilibrio dei poteri e la democrazia. Ebbene, è sull’indeterminatezza di tale limite che si è fondata, per venti anni, la politica di Berlusconi: dopo avere lanciato Forza Italia sulle macerie di Mani pulite, ha preso a combattere contro il giustizialismo facendone un cavallo di battaglia. E ora, giacché, dopo l’avallo della Suprema Corte, quel limite interpretativo sembra destinato a spostarsi più in avanti, vorrebbe utilizzarne la ridondanza per risorgere come vittima di giustizia e difensore delle libertà civili contro la sopraffazione

È questo il senso subliminale del suo “non farò come Craxi”  che è suonato come una ingenerosa critica a uno statista del quale fu amico, ma ha voluto significare sono ferito non domo, un messaggio di lotta diretto a tutti e in particolare ai suoi sostenitori per stimolarne la solidarietà. Il senso del suo nuovo (!) manifesto politico è racchiuso in un editoriale che Giorgio Mulè aveva scritto su Panorama, già il 10 luglio scorso: “Guardate bene, c’è una ghigliottina neanche troppo in lontananza. Prevede di entrare in azione per fare piazza pulita di chiunque sia ritenuto vicino al cavaliere o d’intralcio  alla sua eliminazione giudiziaria. Aprite gli occhi prima che sia troppo tardi”. Dunque Berlusconi, a prescindere dalle sue condotte, intende proporsi come un Feltrinelli di destra che lotta, spendendo di suo, il sistema e la sinistra giustizialista. E questo ben si presta, anche come motivazione, alla richiesta di grazia al Capo dello Stato: si sussurra che per evitare strappi e polemiche l’istanza potrebbe avere seguito solo dopo un inizio di esecuzione della sentenza. Di certo, bisogna fare ogni sforzo per non far cadere un Governo che, non avendo alternative, esporrebbe il Paese a un pericoloso vuoto di potere. E mettere, invece, in conto, con sapiente cinismo, che l’eventuale concessione della grazia potrebbe definitivamente depotenziare politicamente Berlusconi: gli toglierebbe l’alone di perseguitato ovvero l’unico argomento politico di cui dispone. In ogni caso, la sentenza avrà un impatto particolare sulla sinistra di matrice comunista, alla quale una parte significativa dell’opinione pubblica addebita di avere coltivato rapporti preferenziali con la magistratura per conquistare il potere senza peraltro riuscirci. Un fallimento che, a parte il breve intermezzo del Governo d’Alema, sembra dare ragione a Pasolini che nel clima della guerra fredda aveva individuato in quella democristiana “l’unica sinistra che ha speranza di andare al governo.” Salvo ad essere smentito dal ruolo storico svolto dai socialisti che, non a caso, hanno subito una violenta aggressione politica e giudiziaria. Comunque, a conferma del vaticinio del poeta delle Lucciole, anche la sfida per il controllo del Pd sembra destinata a consumarsi – ipotesi inimmaginabile solo qualche mese fa – tra due discendenti della famiglia democristiana, Letta e Renzi. Un duello che potrebbe porre fine all’egemonia degli eredi del Pci che tentano di difendersi rilanciando: i giovani Turchi, Bersani e D’Alema propongono un accordo e fanno sapere di ritenere Letta e Renzi due risorse politiche importanti ma non leader rappresentativi di tutti i democrat. Si profila, perciò, un dibattito congressuale su un tema interessante: un partito società a guida collettiva o un partito con leader in vista di un ricambio del gruppo dirigente e di nuove elezioni ma non a breve.

(da La Città del 4 agosto)

 

 

 

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