Una speranza per il pianeta rinasce a Parigi

Una speranza per il pianeta rinasce a Parigi
di Luigi Zampoli

ParigiForse la maggior parte dell’opinione pubblica non ha ancora compreso la portata storica dell’accordo raggiunto a Parigi, in particolare dai maggiori paesi industrializzati del mondo, riuniti nella Cop 21 convocata dall’Onu.
La Conferenza ha fissato un preciso percorso di tutela dell’ambiente atmosferico per i prossimi quindici anni, con l’obiettivo di ridurre drasticamente il livello di emissioni dei gas serra e prevenire stravolgimenti del clima che, se non evitati in tempo, potrebbero provocare effetti drammatici sulla vita delle generazioni future.
E’ un grande, simbolico sguardo sul mondo di domani, da parte del mondo di oggi che si ritrova finalmente unito nell’affrontare una sfida decisiva per la popolazione mondiale, dopo tanti tentativi andati a vuoto negli ultimi ventitré anni, da quando fu firmata la Convenzione per la difesa del clima a Rio de Janeiro.
L’accordo è stato firmato, a Parigi, dopo una lunghissima trattativa e molte resistenze, dai delegati di 195 Paesi, e contiene un impegno vincolante; ridurre la crescita della temperatura media del pianeta al di sotto dei 2 gradi e predisporre un fondo finanziario, alimentato dai paesi industrializzati, per implementare le tecnologie finalizzate allo sfruttamento delle energie pulite in modo da renderle accessibili anche alle nazioni più povere. La green economy diventa, quindi, l’unico orizzonte possibile per lo sviluppo dell’economia mondiale, un modo per creare lavoro e reddito, conciliando progresso e tutela dell’ambiente, due aspetti la cui coincidenza è ormai irrinunciabile.
La messa in pratica di quanto contenuto nell’accordo raggiunto rappresenta l’ultima possibilità per arrestare un deterioramento dell’ecosistema del pianeta giunto a livelli d’allerta intollerabili; c’è il rischio che immensi territori agricoli siano erosi dalla desertificazione e che i fenomeni atmosferici più violenti, alluvioni e uragani, diventino sempre più devastanti e distruttivi.
Si tratta di approntare, adesso, un’azione concreta, collettiva che potrà dare i suoi frutti ed avviare, quindi, una sensibile controtendenza, per quanto riguarda il livello di emissioni di CO2, a partire dal 2030, quando dovrebbero iniziare a diminuire fino ad avere un sistema industriale che si alimenti con le rinnovabili, il riciclo dei materiali, il risparmio energetico nel rispetto della sostenibilità ambientale, archiviando definitivamente l’era dei combustibili fossili.
Soffia aria fresca da Parigi, mentre negli stessi giorni gli elettori transalpini davano una robusta ridimensionata alle aspirazioni dell’estrema destra; salvifiche coincidenze.

redazioneIconfronti

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