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Usa, Islam, sangue e la restrizione della libertà su Internet

Usa, Islam, sangue e la restrizione della libertà su Internet
di Vincenzo Pascale (NY City)

Foto: ecodibergamo.it

Le ventiquattro ore successive all’attacco del Consolato americano di Bengasi, Libia, e l’uccisione del console Stevens sono state ore davvero calde per il Presidente Obama ed il suo team di consulenti, ad iniziare dal segretario di Stato, senatore Hillary Clinton. Dopo una prima breve conferenza stampa, il Presidente Obama aveva dichiarato inequivocabilmente che gli assalitori al Consolato americano di Bengasi sarebbero stati perseguiti e l’America non sarebbe stata a guardare.
Un’intervista televisiva concessa alla rete nazionale ABC ha mostrato un Obama impacciato sulla politica americana in Medio Oriente. Alla domanda del giornalista se l’Egitto del Presidente Morsi è da considerare un alleato, Obama ha risposto con ambiguità: “Né amico né nemico”. La risposta ha lasciato gli analisti politici assolutamente esterrefatti. Quello che una volta era l’alleato principale nel Medio Oriente, l’Egitto, ora diventa uno Stato non più amico come un tempo.
Ovviamente la risposta ha concesso ai suoi avversari politici, soprattutto il candidato repubblicano Mitt Romney, ampio margine per mettere in discussione l’operato di Obama nel Medio Oriente soprattutto la sua leadership in politica estera. Addirittura, in un accesso dibattito al Congresso, alcuni deputati repubblicani hanno avanzato l’ipotesi che Obama sia legato al mondo islamico e simpatizzante dei gruppi salafiti.
La verità sta lentamente venendo fuori e certamente avrà delle ripercussione di una certa entità sia sulla campagna elettorale ma soprattutto sull’informazione in generale. Il video film è stato prodotto da un regista la cui identità è ancora ignota, si sospetta legato a gruppi cristiano fondamentalisti americani.
Il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha immediatamente preso le distanze dal contenuto del video film e la FBI è sulle tracce del regista e dei produttori. Gli attori coinvolti hanno immediatamente dichiarato di essere stati beffati. Gli era stato detto che il film aveva un titolo ed un contenuto diverso. Il regista ha fornito falsi dati anagrafici e si sta nascondendo per difendere l’incolumità sua e della famiglia. Viene da chiedersi ora quali saranno gli effetti sulla informazione a seguito della produzione e diffusione di un video anti Islam su Internet.
Internet è accessibile ad ognuno, chiunque può girare un film di qualsiasi natura e contenuto e postarlo. Chi ha prodotto e postato il film anti Islam deve essere stato una mente consapevole delle ripercussioni che ciò avrebbe creato. Crisi diplomatica, crisi politica negli Stati Uniti, ma soprattutto un mezzo di comunicazione: Internet meno accessibile, più controllato e soggetto a censura. Colpa del permissismo dell’Occidente o della negazione dei diritti di libertà di espressione dell’Islam? Di certo da ieri 12 settembre, il mondo continuerà a restringerci le nostre libertà.

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