Mer. Giu 26th, 2019

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Vatileaks, svelato il nome del Monsignor X “suggestionatore”

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Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico, condannato a due mesi

Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato vaticana imputato nel caso della fuga di documenti riservati della Santa Sede (Vatilekas), è stato condannato dal tribunale vaticano “per avere egli aiutato eludere investigazioni” a quattro mesi, scontati a due mesi per l’assenza di precedenti. La pena è però “sospesa per un termine di cinque anni”. L’informatico non andrà dunque in cella. Il tribunale vaticano “dichiara l’imputato Claudio Sciarpelletti colpevole del delitto per avere egli aiutato ad eludere investigazioni”, ha affermato il presidente Giuseppe Dalla Torre. I magistrati hanno quindi condannato il tecnico informatico a “mesi quattro di reclusione”. Ma, “considerato lo stato di servizio e la mancanza di precedenti, diminuisce a mesi due” la condanna e “ordina che l’esecuzione della pena sia sospesa per un termine di cinque anni”. Inoltre il tribunale ha disposto la sospensione della “menzione della condanna nel casellario giudiziario, finché non commetta altro” reato ed ha condannato Sciarpelletti al “rifacimento delle spese processuali” e la restituzione a lui di 100 euro di cauzione. Il “promotore di giustizia” Nicola Picardi, ricordando che il reato di favoreggiamento di cui era accusato Paolo Gabriele merita una pena fino a cinque anni, aveva chiesto quattro mesi scontati a due. L’avvocato di Sciarpelletti, Claudio Benedetti, aveva chiesto l’assoluzione.
Un vero e proprio scontro tra difesa e accusa nell’aula del Tribunale della Città del Vaticano ha accompagnato oggi la rivelazione dell’ultimo nome “coperto” dell’inchiesta Vatileaks. Si tratta di monsignor Piero Pennacchini, già vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede nella gestione di Joaquin Navarro Valls. E’ lui il “monsignor x” che nell’inchiesta istruttoria è citato come una delle possibili fonti di documenti nelle deposizioni di Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico amico del maggiordomo Paolo Gabriele, condannato lo scoroso 6 ottobre per furto.
Il difensore di Sciarpelletti ha però protestato vigorosamente perché è stato svelato il nome del prelato, attualmente capo ufficio contabilità della Segeretria di Stato. «La busta Pennacchini – ha spiegato l’avvocato Gianluca Benedetti, ammettendone però l’esistenza – non viene menzionata nelle contestazioni di questo processo. Io mi ero impegnato a scrivere delle memorie per non far venire fuori i nomi e voi fate il nome. Chiedo che questa protesta sia verbalizzata: non capisco perchè si è voluto fare questo nome». Di fatto nel corso dei due processi finora celebrati è sempre stato il promotore di giustizia, professor Nicola Picardi, a far cadere, talvolta come per caso, i nomi di ecclesiastici e personalità vaticane, che avevano rapporti di vario genere con Paolo Gabriele: il nome di Piero Pennacchini è solo l’ultimo della serie. E’ difficile capire se queste rivelazioni rispondono a una sorta di strategia della trasparenza che il pm rincorre in questo modo, o siano invece solo legate ai ragionamenti svolti prendendo la parola in aula, nelle varie fasi del processo. Resta il fatto che quattro cardinali di Curia (Sardi, Comastri, Cottier e Dias) e un vescovo (Cavina di Carpi) erano stati indicati come possibili “suggestionatori” di Gabriele e non hanno potuto difendere la propria onorabilità. Stessa sorte tocca oggi a don Pennacchini, senza peraltro che si sia capito cosa potesse contenere la busta che si apprende oggi essere citata negli atti come proveniente da lui. Certo è che non dovevano esservi contenuti incriminanti, se la cosa non ha avuto seguito.

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