Verso il voto, oltre la palude

Verso il voto, oltre la palude
di Andrea Manzi
Andrea Manzi
Andrea Manzi

Mentre sembra prendere corpo il “piano B” di Renzi, che prevederebbe, in caso di disimpegno di Berlusconi, l’Italicum anche al Senato con conseguente voto anticipato in autunno, ieri mattina è scaduto il termine di presentazione delle liste per le elezioni amministrative più imbevute di tossine politiche degli ultimi anni. Le partite locali appaiono finalizzate, infatti, a verificare la tenuta di frange e fazioni aderenti a ciò che resta delle sigle nazionali: il gioco, infatti, è tra i portatori d’acqua di notabili, parlamentari o non, mascherati rigorosamente con simboli civici. Detto francamente, di civico quegli schieramenti non hanno nulla, perché i programmi appaiono soltanto formali (sono scontati e sovrapponibili) e i nomi messi in campo risultano in gran parte appartenenti al reducismo partitico di medio o basso conio.

Nei cinquantasei Comuni del Salernitano chiamati al rinnovo delle amministrazioni locali balza agli occhi una polverizzazione delle aree tradizionali di consenso. I centri maggiori evidenziano una quantità di liste tale che disorientano l’elettore: il motivo della mancata coesione è attribuibile ai personalismi nei quali si corrode l’esperienza democratica. Questo scadimento della politica ancorata a dinamiche “tribali” rende impraticabile qualsiasi discorso ad ampio spettro come invece richiederebbe la pesantezza dell’attuale situazione economica. Non è un mistero, infatti, che la città capoluogo, per alcuni anni, grazie alla più dispendiosa e temeraria campagna d’immagine che sia stata mai orchestrata nel Mezzogiorno a spese dei cittadini, sia riuscita a promuovere abilmente in Italia e nel mondo un volto positivo e vincente di sé, purtroppo però disintegrato dall’eloquenza di dati catastrofici. Il Pil nella nostra provincia (il dato è in linea con quello di tutto Mezzogiorno) è crollato del doppio rispetto al 5,8 del centro nord del paese. Quasi non v’è più impresa, nel Salernitano, che sia riuscita a mantenere un livello apprezzabile di competitività, soprattutto a causa dei servizi carenti, del mancato adeguamento tecnologico, di un’inesistente politica del credito. La crescita disomogenea, l’inesistenza di qualsiasi dialogo, istituzionale e politico, tra il capoluogo e le aree della provincia che avrebbero potuto essere strategiche, se valorizzate, hanno aggravato la situazione, che al momento appare senza vie di uscita. Eppure, siamo alla vigilia della definizione dei programmi relativi alla programmazione 2014-2020, che non avranno alcuna possibilità di decollare senza efficaci politiche locali e soprattutto senza un rigore amministrativo e gestionale che definiscano in maniera netta le pre-condizioni indispensabili per attrarre investimenti.

È necessario perciò costruire una rete di dialogo e cooperazione che attraversi capoluogo e aree omogenee e ponga la Regione in condizione di dialogare in maniera costruttiva e responsabile con i territori. Purtroppo, fino ad oggi, la conflittualità innescata dal sindaco di Salerno con i livelli regionali e nazionali, per finalità politiche personali e con il solo fine di prolungare la sopravvivenza del potere suo e della sua gente, ha compresso Salerno in un isolamento deleterio e mortificante. Eppure, soltanto dal dialogo istituzionale potrebbe venire fuori un senso progettuale compiuto per le tre direttrici di intervento individuate dai progetti centrali –  il porto hub di Salerno, il raccordo Salerno-Avellino e la ferrovia Salerno Reggio Calabria – sui quali i salernitani dovranno costruire il loro futuro. Tre appuntamenti con la storia prossima ventura delle comunità che dovrebbero indurre i cittadini a non finalizzare il proprio voto al rilancio di logiche arcaiche o a riattizzare duelli rusticani o partigianerie insulse tra bande politicizzate. L’interesse pubblico appare molto sbiadito in queste amministrative. Troppi soggetti equivoci in lista, alcuni con un pesante passato prossimo, si agitano per un posto al Comune certamente non inseguito per rafforzare interessi e diritti dei cittadini. Non bisogna però demordere, perché la possibilità di scegliere la legalità e la competenza esiste, è dentro di noi e nessuno potrà espropriarcela. 

 

 

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redazioneIconfronti

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