Verso il voto, tre fuori programma: Mussolini, terremoto e Mps

Verso il voto, tre fuori programma: Mussolini, terremoto e Mps

l43-bersani-monti-berlusconi-111205185611_bigCampagna elettorale senza esclusione di colpi ma che fa fatica a confrontarsi sui programmi per il dopo voto. Da qui tre episodi accaduti ieri che fanno polemica ma che non riguardano le ricette politiche per uscire dalla crisi economica e assicurare la governabilità. Il primo. «Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene», dice Silvio Berlusconi davanti alle telecamere a margine della commemorazione della Giornata della Memoria a Milano. «L’Italia – aggiunge – non ha le stesse responsabilità della Germania, ma ci fu una connivenza che all’inizio non fu completamente consapevole». Inevitabile la bufera dopo queste parole. «Le dichiarazioni rilasciate dal leader del Pdl Silvio Berlusconi nel corso di un’intervista trasmessa dalla Rai appaiono non solo superficiali e inopportune ma, là dove lasciano intendere che l’Italia abbia deciso di perseguitare e sterminare i propri ebrei per compiacere un alleato potente, sono destituite di senso morale e di fondamento storico», replica immediatamente Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, in una trasmissione di Sky Tg24, polemizza nei confronti di Berlusconi: «Non era necessario aspettare le leggi razziali per vedere il comportamento del regime fascista, basterebbe ricordare l’uccisione di Giacomo Matteotti e i tanti che si dovettero piegare alla iniziale violenza di Mussolini. Le leggi razziali sono state un’ulteriore aberrazione». Parole di censura da parte di Pier Luigi Bersani al Tg1: «Berlusconi ha usato questa occasione per una manovretta elettorale, per richiamare un po’ di voti di una destra fascistoide, addirittura strizzando l’occhio a Mussolini. Per me, è una cosa indecente». Durante la cerimonia milanese in ricordo dell’Olocausto c’è stato un breve scambio di battute tra Mario Monti e Berlusconi. Il premier dimissionario si è avvicinato al leader del Pdl e si è intrattenuto con lui per alcuni minuti. Tra i politici presenti alla cerimonia c’era pure Roberto Maroni, segretario della Lega Nord. Monti, nel corso della celebrazione, ha poi detto: «Dobbiamo essere molto attenti a fare in modo che questi focolai, che ogni tanto ritornano, non possano dar luogo a tragedie che l’umanità non deve più vivere». In serata Berlusconi, dopo essere stato attaccato da tutti i leader politici per le sue parole su Mussolini, dirama un comunicato: «Non ci può essere alcun equivoco sulla dittatura fascista, lo ribadisco, anche se pensavo che questo dato fosse chiaro per tutta la mia storia politica passata e presente. Mi spiace che qualcuno da sinistra abbia cercato di imbastire una speculazione politica sulle mie dichiarazioni, evidentemente con la finalità di fare campagna elettorale». L’ex premier ricorda infine la sua storica amicizia con Israele. Il secondo episodio si verifica a Concordia, uno dei paesi più colpiti dal terremoto della scorsa primavera, in provincia di Modena, dove ieri pomeriggio si è recato Monti. Il presidente del Consiglio viene fischiato e contestato al grido di “buffone”, “vergognati, vieni qui solo per la campagna elettorale”. C’è stato anche un lancio di uova. Monti è stato contestato anche a Mirandola, altra cittadina emiliana colpita dal terremoto, dove era atteso come ospite della manifestazione elettorale della sua lista Scelta civica. Questa mattina Monti ha commentato a “Omnibus” su La7: «Credevo a una contestazione maggiore, ci sono stati meno fischi di quelli che pensavo». Terzo episodio. Ancora polemiche per la vicenda del Monte Paschi di Siena. «La sinistra deve dare conto ai cittadini di quanto è successo perché in quella banca ci sono 4 miliardi di euro dei cittadini italiani. Prima di votare c’è il diritto di sapere di chi è la responsabilità di quanto è accaduto», dichiara Angelino Alfano. Il segretario del Pdl non ha incertezze nell’indicare nel Pd il maggiore responsabile delle difficoltà in cui versa l’istituto bancario: «Il meccanismo è facile: la banca è controllata dalla fondazione Monte Paschi di Siena, la fondazione è controllata dal Comune e il Comune è sempre stato dalla sinistra. Prima Pci, poi Pds, Ds e oggi Pd». Conclude Alfano: «Il Pd non può pensare di potersi tirare fuori, come se si spolverasse la giacca. Quando succedono cose a noi vale la regola del “non potevano non sapere”, mentre quando succedono a loro le responsabilità sono individuali».

m.amelia

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