Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Verso la post democrazia

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di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo

2006_01_21_Athènes_ParthénonIn ambito internazionale, e subito dopo la dichiarata fine della cosiddetta guerra fredda tra USA e URSS, in un fortunato saggio del 1992 dal titolo The End of History and the last man, Francis Fukuyama sosteneva brevemente che la storia dell’umanità fosse giunta a compimento attraverso un percorso unilineare che, per mezzo della cultura ed attraverso i secoli, era approdato in definitiva ad un modello identificativo di democrazia liberale. A distanza di circa venti anni, l’evidenza storica dimostra come la tesi possa considerarsi solo in parte ancora sostenibile.

La stessa evidenza infatti, già nel saggio di Samuel Huntington dell’anno seguente dal titolo The clash of civilizations, introduceva al tema e sostanzialmente poneva il problema di un possibile scontro tra “civiltà”, di diverso e oppostoorientamento culturale. Tanto da suffragare l’ipotesi di un conflitto, nel frattempo su scala globale e nell’ambito dei processi di sviluppo socio-economici in atto, tra paesi di (predominante) cultura occidentale e paesi di (predominante) culturaislamica.

In breve, la tesi sostenuta da Fukuyama non trovava conferma sul piano della realtà geografico-territoriale; pur rimanendo sempre valida l’ipotesi che il percorso delineato possa trovare conferma definitiva in ambito storico. In un tempo, tuttavia teorico, che apparentemente non avrebbe confini. L’interrogativo, che con maggiore evidenza allora si pose e che divenne poi gravido di conseguenze soprattutto sul piano di un nuovo conflitto armato, riguardò la possibilità d’imporre la democrazia dall’esterno o come altrimenti si disse di esportare la democrazia in quei paesi che sostanzialmente ne siano privi.

A distanza di un decennio circa, l’evidenza storica mostra anche qui l’impossibilità di una risposta chiara e definitiva. Se, da un lato, la politica estera di fine ed inizio millennio di George W. Bush non ha certamente prodotto gli effetti sperati; è vero anche che, dall’altro, tutt’oggi e sempre in ambito internazionale, si biasima il mancato intervento di forze governativedemocratiche nelle cosiddette aree di crisi, soprattutto a seguito di processi interni in atto, come più di recente accaduto ed accade, ad esempio, con i moti della cosiddetta primavera araba o della rinnovata rivoluzione ucraina.

E’ evidente allora che il discorso non solo appare ma in effetti è fin troppo complesso; in quanto investe la naturademocratica dell’intero processo storico. In uno, la questione, in generale, dell’emergenza della democrazia e del suo mantenimento, e quindi rafforzamento e consolidamento. In un ambito sia locale che globale. Laddove, il termine e-mergenza indica i fattori (individuali e collettivi, sociali, politici, economici e finanziari) che determinano l’uscita e quindi l’origine del fenomeno democratico in una determinata area culturale.

Ancora, nel 2003, presentando un’analisi sullo sviluppo delle democrazie agli albori del terzo millennio, il politologo inglese Colin Crouch ha introdotto nel dibattito generale un altro termine, che sta diventando d’uso sempre più comune: postdemocrazia.  Il termine vuole indicare una tendenza evolutiva, in generale, dei sistemi democratici (post)moderni – di tipo liberale, considerati anche in raffronto ai sistemi di democrazia cosiddetta degli antichi – verso forme di governo, e quindi di esercizio del potere, oligarchiche. Anche e soprattutto nell’ambito di processi storici in atto, nei quali gli elementi culturalirivestono in generale una crescita di tipo esponenziale.

In definitiva, che cos’è la democrazia? E’ possibile darne una definizione, sia pure minima, che tenga conto dell’evidenza storica nella quale il fenomeno (cfr. Kant) si manifesta? In proposito, ci sia permesso di avanzare un’ennesima congettura, e cioè che si tratti piuttosto di un processo culturale che conduce all’acquisizione definitiva di principi, ad esempio tra i più noti quelli di libertà eguaglianza e fraternità, che si dovrebbe poi costantemente porre in essere. Esattamente come in Eschilo e le sue Eumenidi, circa duemilacinquecento anni dopo, altro che fine della storia: “Contate giustamente il numero dei voti, ospiti, rispettando ciò che è giusto nella divisione. E’ grande il danno di un parere che manca: un solo voto può far crollare o raddrizzare una casa” (vv 748-751).

(I Confronti / Le Cronache del Salernitano)

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