Vi spiego perché Schettino non è il Capitan Codardo

Vi spiego perché Schettino non è il Capitan Codardo

di Maria Rosaria Vinaccia

Pubblichiamo questa testimonianza della dottoressa Maria Rosaria Vinaccia, amica di famiglia del comandante Francesco Schettino (foto), al quale il gip di Grosseto ha revocato ieri gli arresti domiciliari (permane ancora, per lui, l’obbligo di dimora nel Comune di Meta di Sorrento). Lo scritto è dichiaratamente innocentista e vibra di una passione civile che s’innesta sul doppio caposaldo della presunzione d’innocenza e dell’amicizia totalmente solidale e, forse, inconsapevolmente “complice”. È un documento che cerca spazio tra i tasselli che dovranno comporre la verità da tutti invocata. Certo, ci sono i morti, c’è la comprensibile rabbia, circola l’odio, il furore della vendetta: ma la Giustizia con la “G” maiuscola richiede, invece, serenità olimpica. Nell’appassionata “arringa” di Maria Rosaria Vinaccia, cultrice della materia in Geografia presso l’Università di Salerno, residente nella penisola sorrentina come Francesco Schettino, si legge il disperato tentativo di richiedere il silenzio, che è la pre-condizione del rispetto. Una richiesta formulata con forza, febbrile e umana come il dubbio che l’alimenta. E il dubbio è l’unico percorso possibile, secondo noi, per avvicinarsi alla verità.

 
La mia sarà probabilmente una voce fuori dal coro, una nota stonata che provoca fastidio, ora che il “mostro” è fuori, ora che “l’incapace” è ritornato libero.
Dopo quasi 6 mesi il Gip di Grosseto ha infatti revocato gli arresti domiciliari a carico del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. Sul caso Concordia si è detto tanto, troppo. Il giudizio ha impegnato gli esperti, i meno esperti  e chi  conosce le navi solo per averle viste o perché ha trascorso una settimana di vacanza a bordo. Ora a giudicare Schettino sono in campo evidenze inoppugnabili, perché è la nave stessa che ha parlato facendo zittire il coro di coloro che, con tanto impegno, hanno aizzato schiere numerose di pubblici accusatori, veri esperti nell’annientare la dignità delle persone offendendo continuamente la verità. La scatola nera della Concordia, nonostante tanti speravano non avesse funzionato, ha fornito gli elementi probanti di cui gli investigatori necessitavano per fare luce sulla vicenda. Negli ultimi giorni, l’analisi degli inquirenti è stata essenzialmente concentrata su questi importanti dati. È questo il contributo su cui si sperava, con esso si allenta la morsa di ciò che è fuorviante e che confonde il corso della giustizia. L’eco del fragore creato dalla stampa su questo caso è ancora vivo. Chi ha  fatto indigestione  delle fitte e tendenziose  notizie diramate sul caso prova difficoltà nel concedere qualche attenuante a Schettino. Il “Capitan Codardo”, “l’irresponsabile”, “il furbetto del quartierino” che ama sfidare le regole per poi fuggire con la coda tra le gambe davanti alle proprie responsabilità: è questa l’immagine che la gogna mediatica ha dato del comandante… Chi, come me, lo conosce da anni, sa che Franco è un comandante esperto, responsabile, che sin da piccolo ha coltivato un sogno: imparare il linguaggio del mare, quello che i suoi conterranei parlano da secoli. Per realizzare questo sogno ha studiato, si è impegnato, dando tutto se stesso. La tragedia di quel maledetto 13 gennaio lo ha travolto come uno tzunami, che, in poche ore, ha spazzato via i sacrifici di una vita… In questi lunghi mesi, nella sua casa di Meta, circondato dall’affetto di sua moglie e sua figlia, ha ripensato continuamente a quelle interminabili ore di paura. La pena e il rammarico per le vittime sono stati alleviati dal sapere di aver fatto il proprio dovere fino in fondo. Franco non è il coniglio del “Vada a bordo cazzo!”, lo stragista che provoca disastri per inaudite leggerezze, ma un uomo onesto e preparato che merita rispetto. Mi auguro che, questa volta, l’opinione pubblica non commetta lo stesso errore in cui incorse dopo il 13 gennaio, quando il seguire la corrente fu la decisione più semplice, ma anche la meno dignitosa.

redazioneIconfronti

5 pensieri su “Vi spiego perché Schettino non è il Capitan Codardo

  1. http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/6-luglio-2012/costa-concordia-due-verita-confronto-201900012497.shtml

    Questa analisi, lucida e niente affatto alla deriva (né forcaiola, né innocentista), apparsa sull’edizione fiorentina del Corriere della Sera aggiunge un contributo alla riflessione nell’attesa che la giustizia stabilisca le responsabilità di quella tragedia e il cortocircuito nella catena del comando (dal giorno prima che accadesse l’incidente fino ai momenti convulsi del naufragio). I fatti sono l’unica cosa che contano. Chiarirli è il modo migliore per rendere onore anche alla memoria delle 32 vittime.

  2. “Si può ben perdonare a un uomo di essere sciocco per un’ora, quando ci sono tanti che non smettono mai di esserlo nemmeno per un’ora in tutta la loro vita?” – diceva un tale di nome Francisco de Quevedo. Con ciò non voglio né “assolvere” del tutto, né considerare Schettino un “novello redentore”, ma perché – mi domando – degli altri colpevoli, indubbiamente più grandi e più potenti, non si mettono in luce le indubbie mancanze o colpe sul piatto della bilancia delle responsabilità? La giustizia sommaria e il “capro espiatorio”, nella maggior parte dei casi, rischiano sempre di compromettere una ricostruzione completa e obiettiva dei fatti.
    Alessandra

  3. <> – diceva un tale di nome Francisco de Quevedo. Con ciò non voglio né “assolvere” del tutto, né considerare Schettino un “novello redentore”, ma perché – mi domando – degli altri colpevoli, indubbiamente più grandi e più potenti, non si mettono in luce le indubbie mancanze o colpe sul piatto della bilancia delle responsabilità? La giustizia sommaria e il “capro espiatorio”, nella maggior parte dei casi, rischiano sempre di compromettere una ricostruzione completa e obiettiva dei fatti.
    Alessandra

  4. Il rispetto non lo meritano tutti. O non tutti nella stessa maniera. E’ una merce di scambio. Quanto vali, tanto ne acquisti. E non occorre sbagliare diecimila volte, per perderlo. Basta incorrere in un solo errore, uno soltanto, ma enorme. Come questo del capitano Schettino, che ha strappato la vita ad altre persone, non una, ma due, tre, dieci, trenta, di più. E di due neanche il corpo si è recuperato ancora e forse erano gli unici ad aver obbedito all’ordine di tornare nelle cabine! Se Schettino è un uomo che merita rispetto, allora dovrebbe negarselo egli stesso per primo. La Giustizia con la G maiuscola in Italia non esiste. Non so altrove. Ma quella libertà che gli hanno restituito dovrebbe essere piena di dolore e di pentimento, non dell’arroganza di chi dice di aver compiuto un miracolo. Non sarà Capitan Codardo, ma non neanche un novello redentore!
    Claudio

  5. Difendere Schettino può essere una scelta, ma difenderlo in questo modo, senza nemmeno ricordare le accuse che i magistrati rivolgono a quest’uomo, mi sembra francamente eccessivo.

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