Via le telecamere dal Parlamento

Via le telecamere dal Parlamento
di Ernesto Scelza

litigioAvanzo una piccola, modesta proposta per arginare il dilagare della ‘barbarie’ nei comportamenti dei nostri rappresentanti istituzionali: sospendere la ripresa televisiva dei dibattiti e delle attività parlamentari.

Appare evidente che la presenza di una qualche telecamera sollecita comportamenti eccessivi, che puntano a colpire l’immaginario degli ‘utenti dei media’. Senatori e deputati sanno che il sereno confronto non ‘buca’ l’obiettivo, non fa ‘audience’. Serve l’urlo, l’invettiva, la bava alla bocca. Così si mette in moto un meccanismo di duplicazione all’infinito dell’effetto ‘choc’: il gesto, la frase ‘forte’, meglio se aggressiva e violenta, ancora meglio se becera e volgare, verrà ripresa dalle tv, rilanciata dai giornali. Sarà al centro di dibattiti infiniti nei talk, muoverà approfondimenti e analisi sofisticate. Tanto, l’opinione pubblica sarà sempre divisa in due opposti schieramenti, riproducendo la frattura oramai consolidata della società italiana.

Tutto, in attesa della prossima occasione di esibizione muscolare, spacciata per esercizio del diritto alla ‘libera espressione del pensiero’.

Ricordate il 5stellato Alessandro Di Battista, che incalza -era buoni venti centimetri più alto- il  capogruppo piddino Roberto Speranza? Inveiva e guardava nelle telecamere, si vedeva inquadrato e alzava ancora di più i toni. Fino all’epiteto estremo-populistico: state affamando il popolo.

E la Lega? Che era convinta di possedere il monopolio dell’uso ‘barbaro’ del Parlamento? Si sente espropriata e rincorre. Passa, dall’esposizione di cartelli (un rito oramai troppo morbido e diffuso), all’esibizione di manette…

Ed esporta in Europa i suoi nobili metodi di confronto. Qui, almeno per ora, Salvini e Borghezio non hanno competitori.

 

redazioneIconfronti

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