Mer. Lug 17th, 2019

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Viaggio lento nel Sud / Nelle radici la voce del futuro

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Dai “miracoli” del Borbone a Pietrarsa alle suggestioni di Rionero in Vulture

Il professore Conte con il gruppo di studenti impegnati nel "Viaggio lento nel Sud"

di Alfonso Conte
Il professore Conte con il gruppo di studenti impegnati nel "Viaggio lento nel Sud"

Prima giornata. Trascorsa quasi interamente in treno. Già dall’inizio, quando ho deciso, da vero integralista, di raggiungere da Salerno piazza Garibaldi a Napoli, luogo dell’appuntamento, con il treno metropolitano delle 8,24 (partito con trenta minuti di ritardo!). Il trasferimento più impegnativo è quello che intraprendiamo alle 14,12 per raggiungere Rionero in Vulture: dopo un primo cambio di treno a Salerno e un secondo a Potenza (ma almeno gli orari sono rispettati e non perdiamo molto tempo in attesa), arriviamo alle 19,20, dopo oltre cinque ore.
La stanchezza si fa sentire, ma l’obiettivo è stato raggiunto: abbiamo viaggiato lentamente! E soprattutto tra Campagna e Contursi, quando i binari si srotolano lungo il Sele, e tra Buccino e Balvano, quando è invece il Basento a segnare la strada, la vista del paesaggio attraversato ripaga ampiamente.
A fine giornata, restano negli occhi le immagini delle locomotive dell’800 esposte nelle officine di Pietrarsa, la maestosa statua in ghisa dedicata dagli operai napoletani a Ferdinando II, la più modesta lapide a ricordo di alcuni tra gli stessi operai vittime della repressione del 1863 a seguito delle proteste per i licenziamenti voluti dopo l’Unità: occasioni di sviluppo mancate e contraddizioni di un’evoluzione ancora oggi difficile da interpretare. Come lo stesso museo ferroviario, le emergenze paesaggistiche, le risorse economiche e culturali di cui è ricco il nostro territorio, quasi del tutto trascurate in attesa di chi sappia riconoscerle e valorizzarle (soprattutto con significative ricadute per lo sviluppo economico e l’occupazione dei nostri giovani).

Viaggio lento a sud di Eboli

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