Home
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Interventi » Viaggio negli abissi del mare monstrum

Viaggio negli abissi del mare monstrum

Viaggio negli abissi del mare monstrum
di Luigi Zampoli

19f569f530096f0719eb7f9f6803ed51a96cac9a66aa9e5e4e8d9c1f700….950….più chissà quanti altri fino ad adesso. L’arida ragioneria stavolta non ha colpe, tenere il conto serve a realizzare in pieno la dimensione della tragedia. Il mare “monstrum” in pochi minuti notturni ha inghiottito un numero enorme di vite. Ogni singola vita era una singola fiducia, una singola speranza.
Contare fino a 700 ed oltre è faticoso di per sé, non sapere fino a quando e fino a quanto bisognerà continuare a contare è angosciante.
In molti commenti si legge che erano uomini, donne e bambini senza nome, senza volto, inghiottiti dal nulla. Ricorrono spesso questi termini, “nulla”, “ignoto”, “niente”, come se le persone di cui non sappiamo niente non avessero le loro storie, le loro vite, vite ridotte a strenua sopravvivenza da guerra e persecuzioni, ma pur sempre vite, e famiglie, amici, progetti.
Centinaia di persone sono state tradite da un barcone che si è rovesciato e le ha date in pasto alle fauci incolpevoli degli abissi eppure un momento prima che ciò accadesse quelle acque brulicavano di vita, c’era una lotta per la sopravvivenza in corso. Erano affamati, infreddoliti, stanchi, ma dannatamente vivi, di quella disperata vitalità che si traduce nell’incrollabile determinazione a raggiungere le nostre coste; l’agognato approdo da cui dare inizio ad una nuova vita. Quel tratto di canale di Sicilia è ormai diventato questo: un purgatorio d’acqua salata che può condurti da un inferno certo ad un paradiso agognato, traghettato da avidi e cinici Caronte, con il rischio, durante il tragitto, di sprofondare negli abissi.
Quando affronti rischi inimmaginabili e sei pronto a tutto, la tua vitalità si dilata a tal punto da arrivare a stretto confine con la morte. Si può assistere a tutto questo limitandosi a dare sfogo all’emotività del momento, si possono imbastire dibattiti sulle politiche di gestione dei flussi sui respingimenti, ma non si può perdere di vista il nostro dovere di essere umani; salvare vite.
Chi lotta per la sua vita, per una nuova vita, deve essere aiutato, bisogna continuare a salvare vite, poi viene tutto il resto. Non conta il prima, non conta il dopo, né il come; bisogna impedire con ogni mezzo che delle persone che mettono la propria vita a rischio per arrivare da noi, muoiano. In Italia, in Libia, nel bel mezzo del Mediterraneo, non ha nessuna importanza. Qui non è in gioco nient’altro se non la vita delle persone, i governi europei sono davanti ad un bivio e sulle indicazioni non c’è scritto nessuno dei nomi delle accattivanti sigle di programmi sul controllo dell’immigrazione, “Mare Nostrum” “Frontex”, “Triton”, nomi da operazioni pubblicitarie da vendere all’opinione pubblica. Qui ci sono solo due parole, due scelte possibili. Vita o morte.
Altrimenti si continuerĂ ..700..900..piĂą chissĂ  quanti altri ancora.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3626

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto