Viaggio nel Sud 2 / Chi può fermare la camorra? I sindaci

di Andrea Manzi

Luigi Ciancio (foto), segretario regionale della Feneal Uil, ha delineato nell’incipit della nostra conversazione un legame inscindibile tra camorra e politica, legame rinsaldatosi nel terremoto.
“Gli appalti se li aggiudicavano le imprese del Nord, che percepivano – ricorda il sindacalista – il 25 per cento di anticipo alla sottoscrizione del contratto, somma che veniva immediatamente girata”.
Girata a chi?
Quel 25 per cento serviva per pagare immediatamente le tangenti ai partiti politici e alla camorra. Con i soldi dello Stato, la criminalità che, lo ripeto, era in sintonia totale con le forze politiche, investiva soprattutto nell’acquisto di ingenti partite di droga da piazzare sul mercato nazionale, in particolare meridionale.
Al Sud di quegli ingenti guadagni delle imprese del Nord non è rimasto praticamente nulla?
Nulla, nulla. Del nostro terremoto ha beneficiato soltanto il Nord, che ha continuato ad usare il Mezzogiorno come area da sfruttare anche per i traffici peggiori. Non dimentichiamo lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici nel nostro territorio, con fortissima ricaduta in termini di attentato alla salute pubblica. Su IConfronti avete pubblicato l’allarme dell’oncologo Marfella, che ha illustrato l’abisso nel quale siamo piombati, con migliaia di nuovi casi di tumore che vengono diagnosticati ogni mese nella nostra regione. Noi ci ritroviamo l’inquinamento ambientale e sociale del nostro territorio, il Nord invece gongola, utilizzando e godendosi i fondi destinati al nostro riscatto.
Perché attribuisce alla classe politica la maggiore responsabilità della penetrazione camorristica?
Perché con politici autorevoli anche sul piano etico la camorra non tratta. I criminali riconoscono le personalità impermeabili e non si azzardano ad insidiarle: sarebbe troppo faticoso e l’esito negativo scontato. La tipologia politico/amministrativa più gradita alla criminalità è quella dell’amministratore che vive nella zona grigia, finge di essere altro, ma di fatto è un complice travestito della camorra.
Non le viene in mente qualche simbolo positivo della politica negli anni del post-terremoto?
Sì, penso a Marcello Torre, l’unico ad essersi opposto con intransigenza assoluta ai criminali. E sappiamo come è finita.
La Stazione Unica appaltante può fare da scudo alla penetrazione della criminalità?
A Reggio Calabria, dove se non sbaglio fu istituita per prima, andò male. Dopo poco tempo furono arrestati i funzionari che dovevano guidarla. Il problema è di cultura, e mi riferisco in particolare alla qualità umana e professionale degli amministratori locali. La prima sentinella della legalità è il sindaco.
Il miglior sindaco per lei resta sempre quello di Salerno, De Luca?
Dico ancora di sì soprattutto in considerazione del giudizio positivo dato per il “primo” De Luca. Oggi le cose sono cambiate, il livello dei sindaci è scaduto, De Luca è l’ombra del passato. All’inizio, però, impresse una svolta reale. Dopo Tangentopoli, l’amministrazione comunale di Salerno fu la prima ad avere il coraggio di aprire i cantieri. Quell’esperienza entrò pari pari nel decreto Ciampi, detto “apri-cantieri”, che negli anni tra il ’95 e il ’97 perseguì l’obiettivo della ripresa delle opere pubbliche”.
L’Italia in qualche modo seguiva la scia di Salerno?
Proprio così. E le opere salernitane della Lungoirno, del nuovo Tribunale e della Stazione marittima sono figlie di quella stagione”.

(2 – continua)

Viaggio nel Sud 1 / “Camorra e politica? Una sola cosa”

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