Viaggio nel Sud 3 / Per la ripresa economica ripartire dall’edilizia

Viaggio nel Sud 3 / Per la ripresa economica ripartire dall’edilizia
di Andrea Manzi
Luigi Ciancio

Venerdì prossimo sarà ufficializzata, ad iniziativa unitaria della Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil congiuntamente all’Ance, l’istituzione di una Cabina di regia o Consulta (il battesimo formale non è stato ancora fatto) che provveda, in provincia di Salerno, al monitoraggio di tutte le attività edilizie, da quella del progettista all’altra del collaudatore, due poli entro i quali dovranno trovare posto tutte le figure professionali del settore. L’esperienza è “esportabile” in tutta Italia ed ha l’obiettivo di proporre alle forze politiche impegnate nelle candidature per il Parlamento di avere sotto gli occhi le priorità nazionali in grado di innescare la ripresa economica e il sostegno intelligente alle economie domestiche.
Chiediamo al segretario regionale campano della Feneal Uil, Luigi Ciancio, che è l’ideatore dell’iniziativa, il perché di questa “sonda” in un comparto da sempre ritenuto nevralgico.
I dati che noi abbiamo degli investimenti in costruzioni in Italia sono i più bassi degli ultimi quaranta anni (vedi il diagramma qui a sinistra). Al di là delle vanterie e delle promesse con le quali è tornato in campo, Berlusconi e il berlusconismo hanno impoverito l’Italia. Basta dare uno sguardo ai nostri prospetti grafici (nella foto) per verificare che, dal 2007 ad oggi, siamo precipitati in una situazione che non avremmo mai immaginato di dover registrare.
Un quadro desolante anche a causa della precarietà politica del momento.
La differenza tra gli anni ’70 ed oggi è una in particolare: a differenza di quarant’anni fa, l’Italia del 2013 non sembra più essere votata ai sacrifici per la semplice ragione che non intravede la speranza della crescita e non può affidarsi alla spina dorsale di governanti degni di questo nome, gente cioè in grado di coniugare le esigenze del rigore con quelle dei diritti alla sopravvivenza dignitosa dei cittadini e delle comunità.
Eppure, in saggi non troppo lontani nel tempo, a Berlusconi veniva riconosciuta, proprio nel settore dell’edilizia, una capacità strategica non comune: immaginare la costruzione di città, separare la gestione finanziaria da quella tecnica e operativa delle società edilizie…
Lei si riferisce al saggio di sintesi di Turani, ma io non sono d’accordo. Perché già qualche anno prima urbanisti e architetti avevano immaginato in Italia la edificazione di città intere e complesse, ispirandosi a un modello che, per esemplificare, potremmo definire di derivazione dall’Unione Sovietica. Ricordo gli anni in cui una società edilizia vicina alla Chiesa, cominciò a costruire le Vele a Scampia, ma forse anche la Garbatella anticipò di qualche anno le faraoniche “città” berlusconiane. Quindi, nessuna novità né tantomeno intuizioni degne di nota.
Perché l’Italia deve ripartire dall’edilizia?
È un dato di fatto che tutte le crisi sono state superate, e non soltanto in Italia, incentivando l’edilizia. Si tratta di un settore anticiclico, che determina immediatamente svolte e costituisce un rimedio fondamentale per le economie depresse. Ovviamente, l’edilizia di cui abbiamo bisogno per ripartire non può più essere quella degli anni ’70 e nemmeno del recente passato.
Perché?
Perché dovrà tener conto delle due esigenze insopprimibili del recupero ambientale e del risparmio energetico. Non è più possibile che l’Italia continui ad essere il paese che consuma più suolo, massacrando peraltro le coste.
Questi obiettivi presuppongono un nuovo personale politico e amministrativo.
Non c’è dubbio, i vecchi amministratori pubblici si concentravano sull’obiettivo di fare case per fare cassa, attraverso il pagamento non irrilevante degli oneri urbanistici. Oggi bisognerà ripensare la nostra realtà territoriale in termini di recupero e di messa in sicurezza del patrimonio esistente. Pertanto, sarà inevitabile promuovere una nuova cultura amministrativa, che è uno degli obiettivi per i quali il nostro organismo starà con il fiato sul collo della politica, richiedendo impegni precisi e patti chiari.

redazioneIconfronti

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