Villaggio Italia (atto secondo)

Villaggio Italia (atto secondo)

 

di Angelo Giubileo
Verdini con Renzi
Verdini con Renzi

L’evento, oggi si dice così, che più di tutti sta caratterizzando questa stagione, in vero già anche primaverile, della politica italiana è senz’altro l’intesa o accordo o tacito consenso, definitelo come vi pare, tra il Pd di Renzi e l’ALA, cioè il nuovo gruppo, costituitosi per ora solo al Senato, di Verdini.

Il termine che, ritengo, serva meglio a spiegare l’intesa è realpolitik. Pare che il termine sia stato coniato dallo scrittore tedesco Ludwig Von Rochau a seguito dell’attività politica intrapresa da Bismarck nel corso del XIX secolo. Il significato del termine non sembra controverso. Ma, aggiungerei, almeno fino ad epoca recente. E cioè, fintanto che l’economia (s’intenda, in generale) non ha preso il sopravvento sulla politica.

Già Machiavelli, nel Principe, aveva infatti sostenuto che il potere sia acquisito o meglio conservato indipendentemente da questionireligiose o morali; più avanti nei secoli, con l’avvento dell’illuminismo, Immanuel Kant sostituirà a tali questioni quelle di naturagiuridica, relative a regole di base, non più solo riconosciute ma anche accettate, e consequenzialmente trascritte in nuovi patti, appartenenti quindi ad un nuovo “ordine” (che s’imponga al Caos delle origini, di cui narra Esiodo nella Teogonia in particolare al v. 116) che s’impone al precedente, un ordine che per l’appunto si definisce “giuridico”.

In Italia, almeno a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, lo scenario è però ancora cambiato. E tuttavia, di tale cambiamento, l’Italia non se n’è certo avveduta per tempo; e, quel che è più grave, è che molti italiani addirittura ancora oggi stentano a capacitarsene. Sarò lapidario, perché è un tema su cui insisto da tempo: l’economia ha inaugurato e prodotto l’ultima fase di globalizzazione in corso, su scala mondiale, prevalendo sia sulle ragioni cosiddette della politica che del diritto.

Ma c’è di più. Perché, si diceva, l’esercizio del potere ha a che fare con la realtà, e s’intende, viceversa. Nel mondo di oggi, il potere è infatti in larga parte rappresentato dall’economia (economia/finanza) e non dalla politica. Mentre l’economia s’industria di agire su scala globale, al contrario la politica molto spesso s’adopera ancora nell’ambito dei rispettivi confini nazionali di appartenenza. Ed è solo un’illusione, pensare che l’uomo, l’uomo per così dire medio – l’uomo virtuoso (in medio stat virtus) dell’imperiale epoca romana, ma il cui archetipo è già glorificato nell’Etica Nicomachea di Aristotele – possa accettare di restare confinato in spazi ristretti quando viceversa gli orizzonti e spazi di potere appaiono correlati alle magnifiche sorti e progressive leopardiane della scienza e della tecnica.

È la realtà! È la realtà dell’economia! È la realtà del potere che, da sempre e per sempre, agisce per imporsi nell’ambito circostante. Sosterremmo noi, il potere per il potere? Chiaro che no, ma è altrettanto chiaro che di questo si tratta. In uno scenario, ripeterò fino alla noia, “nuovo” nel quale oggi domina l’economia e le armi migliori sono rappresentate dalla scienza e soprattutto dalla tecnologia, di cui è da sempre e sarà sempre un bene che ogni uomo si renda “esperto”, l’equivalente, molto grossolanamente, di un “tecnico”.

Il termine tecnologia, infatti, deriva dal greco tékhne-loghìa e sta per “discorso o ragionamento sull’arte”. Sull’arte, in generale. Viceversa, sempre dal greco, deriva il termine politica, che fa riferimento, secondo l’interpretazione che si fa risalire originariamente ad Aristotele, alla “città” (polis) e quindi il termine medesimo è riferito al “governo della città”. E tuttavia, già Platone riteneva in assoluta correlazione i termini polis, politichè techne e polemichè techne argomentando che l’arte della politica fosse assolutamente correlata all’arte della guerra e, in definitiva, al bisogno di garantire ad ogni cittadino il potere di abitare in libertà e sicurezza sia i vecchi che eventualmente i nuovi spazi della polis.

Ma anche questa convinzione si è rivelata relativa, perché sappiamo dalla realtà, ultimo esempio l’odierna risoluzione della questione greca nell’Ue, che l’arte oggi meglio in grado di salvaguardare tali spazi, oltre che auspicabilmente estenderli, non sia stata affatto l’arte della politica. Ed è questo, ritengo, il motivo innanzitutto per il quale l’intero percorso di costruzione della comunità europea abbia avuto inizio, com’è realmente accaduto, con l’adozione di una moneta unica.

Buon’estate a tutti!

                                                                                                                   

redazioneIconfronti

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