Mer. Ago 21st, 2019

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Vincenzo De Luca: Regione Campania da encefalogramma piatto

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Il sindaco di Salerno ospite di un incontro nell’ambito di “Officina delle idee del Pd” a Solofra

A Salerno si parla del crac del pastificio Amato, delle dichiarazioni di Giuseppe Amato jr su Mario Del Mese ed il figlio del sindaco, l’avvocato Piero De Luca, ed il primo cittadino se ne va ad Avellino, precisamente a Solofra, per strapazzare il Pd, affossare Renzi, promuovere Bersani, bocciare il Governo Monti, criticare l’istituzione Provincia e sognare un altro Sud. Vincenzo De Luca, infatti, è stato ospite oggi di un incontro nell’ambito di “Officina delle idee del Pd”, una quattro giorni di incontri e dibattiti che, a dire il vero, non ha raccolto proprio tantissimo consenso. Se non proprio nel giorno in cui è stato ospite il sindaco di Salerno. E De Luca ha iniziato subito con una battuta delle sue per mettere a proprio agio tutti: «Magari ci fossero solo vecchi comunisti in questo Pd…», riprendendo un’affermazione di Ciriaco de Mita di qualche giorno fa che aveva accusato il Partito democratico di Avellino di essere composto solo di “vecchi comunisti”. Nessuna critica risparmiata alla Regione Campania dove c’è «encefalogramma piatto» e alle Province che «prima vengono sciolte e meglio è».
De Luca, rispondendo alle domande di Conchita Sannino di Repubblica, ha parlato per quasi due, iniziando subito dalla situazione attuale del partito e dalla primarie: «Bersani – ha detto – è strato troppo signore sennò Renzi si pigliava collera…». « Per me le primarie rappresentano un atto di demenzialità bella e buona. Non sento la necessità di fare le primarie avrei preferito un partito concentrato sulle proposte. Ci siamo attivati con queste primarie senza sapere quale sarà la coalizione di centrosinistra e la legge elettorale con cui si voterà nel 2013: questa è pura follia. A Renzi va dato atto di aver svegliato il dibattito sulla dirigenza del Pd anche se la sua è una campagna piena di mistificazioni e aggressività. Questi sono i punti per cui mi sento molto lontano dal sindaco di Firenze. A Bersani ho detto che ha peccato in signorilità e generosità». Ma alla fine tra Bersani o Renzi? «Io preferisco Bersani. E’ il punto di equilibrio, è una persona genuina e non è un personaggio costruito dalle televisioni». E su Renzi? «Credo che gli italiani dovrebbero chiedersi se veramente vogliono un premier che risponda a quegli esponenti della finanza italiana che ha le sue società alle Cayman».
Sulla “rottamazione” dei vecchi dirigenti De Luca ha le idee chiare e le esprime: «Tutti quelli che hanno assunto posizioni nei governi precedenti devono essere cambiati. Si deve cambiare e rinnovare tutto ma nel rispetto delle persone e della loro dignità». Dai toni morbidi ci si rende conto che il sindaco di Salerno sembra davvero lontano dalla sua Salerno e dal modo in cui tratta oppositori e persone contrarie alla sua azione amministrativa. E poi torna il solito sindaco-sceriffo parlando ancora del Pd: «Chi ha visto mai gli esponenti della direzione nazionale del Pd? Io conosco solo Migliavacca, meglio conosciuto come l’uomo narcotico». E forse non era casuale che alla sinistra del sindaco di Salerno, proprio in quel momento, fosse seduto Franco Vittoria che della direzione nazionale del Pd è componente. Applausi scroscianti sono arrivati, di nuovo, quando il primo cittadino del secondo capoluogo di provincia campano si è scagliato contro l’istituzione Provincia.
Successivamente è arrivata la parte “costruttiva” del discorso di De Luca a Solofra con i temi della sburocratizzazione, equità sociale, casta, sviluppo del mezzogiorno. «Io ho in mente – ha detto l’esponente salernitano del Pd – un altro Sud che non è quello delle lamentele ma voglio e pretendo che a monte vi sia un governo centrale rigoroso e lineare. Il rigore di Monti è indispensabile se solo se fatto su criteri di equità sociale. Il problema è che Monti è un professore ed i professori magari non riescono a rendersi conto che oggi a prendere il pacco di pasta alla Caritas non ci vanno più solo gli immigrati ma anche gli italiani che proprio non ce la fanno più. A forza di tagli si sta andando ad incidere la carne viva» ha comunque concluso. Esempio di ciò che dice, la sua Salerno: «Il mio Comune rappresenta il Sud che non vuole assistenzialismo ma che ha accettato la sfida dell’efficienza. Io voglio avere a che fare con un Governo che rispetta la mia efficienza. I tagli lineari penalizzano i comuni virtuosi, non si può mettere sullo stesso piano il comune di Salerno che, investendo, fa il settanta per cento di differenziata con il comune di Messina che di differenziata manco a parlarne». «Ai comuni sono stati tolti quindici miliardi di euro ai Ministeri nulla ma che il Governo vada a tagliare i fondi ai ministeri». A questo punto è logico chiedersi e chiedere a De Luca perchè il Pd continua a sostenere il Governo Monti: «Perchè dobbiamo continuare a fare i conti con i condizionamenti internazionali e perchè Monti ci ha consentito di riguadagnare credibilità a livello internazionale».
E ad una domanda precisa sulle sue dimissioni dal consiglio regionale della Campania, dopo la sconfitta alle elezioni regionali del 2010 il sindaco ha ammesso di non essersi mai pentito «di aver lasciato il consiglio regionale e relativi stipendi e vitalizi, poiché ho inteso impegnarmi per la mia città, per Salerno, senza peraltro ricercare gloria altrove». Su quell’esperienza De Luca non chiude la porta, anzi rivendica la sua decisione di non aver scelto alcun simbolo di partito: «Non mi interessano le correnti, le ideologie o le bandiere di partito. Per me conta la verità. Il Pd era la grande sfida di questo paese, quella di ricercare una giusta sintesi tra il riformismo di sinistra e la cultura democristiana. Ad oggi – conclude – questa resta una sfida ancora da vincere ma credo fortemente che questa sintesi possa alla fine salvare l’Italia».

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