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Vini in pool position, ma i salernitani spesso lo ignorano

Vini in pool position, ma i salernitani spesso lo ignorano
di Ferdinando Cappuccio*

Caravaggio, Bacco (1596-97), Galleria degli Uffizi di Firenze

Quando – agli inizi di luglio – sono stato invitato a confrontare le mie idee sul vino su questo portale ho avuto molte remore ad accettare. Esse nascevano da due considerazioni: la prima era che come presidente dell’Enoteca Provinciale sono spudoratamente partigiano circa i vini salernitani; la seconda valutazione è che del vino si stanno occupando in molti e si rischia di dire cose già dette e scritte. Dopo un’attenta analisi ho però deciso di accettare l’invito spinto proprio dalle remore su esposte. Per quanto riguarda il vino di Salerno, il mio stesso incarico mi porta ad una lealtà con chi legge; infatti non potrò essere accusato di “interessi nascosti”. Per quanto poi riguarda la seconda remora, ebbene essa è una sfida: dovrò cercare di intervenire sul vino in modo originale e con angolature diverse. Il percorso che dunque cercherò di proporvi nei miei interventi è quello che, partendo da un’analisi del mondo del vino italiano oggi, cerchi di confrontarlo con la realtà produttiva della nostra provincia. Esaurita tale dinamica di carattere generale cercherò, in relazione alla fortuna avuta di frequentarli, di parlarvi dei produttori della nostra provincia. Il vino infatti è un prodotto che può essere analizzato in sé ma, secondo me, per essere analizzato e conosciuto, si deve capire la cultura della produzione che ne sta alla base. Un bicchiere di vino riflette il vitigno, il territorio in cui nasce, ma anche e soprattutto la “cultura” del produttore, cioè la sua voglia di trasmettere agli altri una creazione. Spero di riuscire in quanto mi prefiggo!

Il vino italiano, dalle conferme all’escalation

Tacuina sanitatis in medicina / 1

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L’Italia, insieme con la Francia, è la maggiore produttrice di vino nel mondo. Nel 2012, secondo stime approssimative, la produzione ammonterebbe a circa 39mila ettolitri con una contrazione rispetto all’anno precedente di oltre il 7%. Qualcuno, confrontando i livelli di produttività degli ultimi anni, parla di un calo produttivo; ma la lettura arida di cifre dev’essere commentata per essere ben compresa. Infatti, a ben vedere, nell’ambito complessivo della produzione, c’è un aumento o tenuta del vino imbottigliato a scapito di una fortissima riduzione del vino sfuso o da taglio. Ciò significa che assistiamo ad una costante trasformazione della produzione la quale, dal vecchio obiettivo – caro ai contadini di un tempo – di produrre quanto più è possibile, è passata alla ricerca della qualità del prodotto. Essa si ottiene sia attraverso un’attenta lavorazione in vigna, potando grappoli per rendere la produzione più ricca e corposa, selezionando i vitigni, sia attraverso una salubre e attenta trasformazione in cantine ben attrezzate. Proprio la qualità, accoppiata ad un prezzo non oneroso, è la richiesta che scaturisce dal mercato italiano ed estero. Proprio l’estero, in un momento complesso da un punto di vista economico quale è quello attuale, rappresenta lo sbocco più logico di una parte della nostra produzione. Il vino italiano, come le grandi firme della moda o gli articoli di lusso, ha un naturale appeal all’estero; purtroppo però spesso vengono esportati i vini non sempre all’altezza, in virtù di un basso prezzo di origine. Ma il mercato sempre più globale sta facendo la sua selezione per cui i nostri vini hanno ormai notevole spazio. A leggere ancora i dati relativi alla produzione del vino c’è da sottolineare inoltre un forte aumento di produzione del vino bianco e rosato. Al di là di richieste che nascono dalla necessità di bere in estate a temperatura di frigorifero c’è anche l’abbattimento di un tabù che spesso era presente: ossia che solo il vino rosso fosse salutare. Vero è che gli antociani presenti nelle bucce del vino e quindi nel vino rosso non sono presenti negli altri vini, ma le proprietà di elementi antiossidanti sono comunque del vino in generale. In particolare il vino bianco, secondo uno studio dell’Università del Michigan, crea apoptosi, cioè distruzione di cellule negative della circolazione sanguigna. In questa situazione generale dunque come si colloca il vino della Provincia di Salerno?

Il vino della provincia di Salerno

Abbiamo detto che la produzione del vino oggi è sempre più improntata alla qualità. Lavorare in vigna selezionando e potando per migliorare la resa del prodotto, lavorare in cantina il vino alla ricerca della salubrità e dell’equilibrio, ormai è una costante in cui tutte o quasi le aziende sono sempre più impegnate. La trasformazione del processo vitivinicolo in tale senso è partita però in ritardo nelle nostre zone. Già alla fine degli anni ’50 in Piemonte e poi in Toscana si avviò la trasformazione del processo del modo di far vino. E a macchia di leopardo, cioè su singole aziende sparse in Italia, il vino imbottigliato di qualità incominciò ad essere presente. L’accelerazione del passaggio del modo di far vino si ebbe grazie ad uno scandalo, quello del metanolo della fine degli anni ’80. Le aziende produttrici di vino si resero conto che o modificavano il loro modo di operare o un settore di gran produzione sarebbe andato in coma profondo ed irreversibile. Quel fenomeno innovativo sparso episodicamente nelle nostre zone divenne una costante su tutto il territorio nazionale. In Campania ed in particolare nella nostra provincia, pure in presenza di piccole aziende di moderna funzionalità, ci fu un grosso ritardo nell’innovazione. La frantumazione della proprietà, la presenza di vigneti non autoctoni, la gestione aziendale non improntata a criteri di managerialità, furono alcune delle cause del ritardo innovativo. Ma il mercato si evolveva ed una grande spinta al cambiamento nelle nostre zone fu causata dall’esplosione del fenomeno “Montevetrano”. Come vi racconterò più approfonditamente in seguito, il successo mondiale che ha arriso meritatamente sin dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso al vino della splendida Silvia, spronò le già valide aziende esistenti (Apicella in Costiera, Polito, Marino ed altri in Cilento) ad investire ulteriormente nel settore ed a migliorarne ulteriormente la produttività. Ma il successo del Montevetrano fu forse anche la spinta per molti giovani d’allora (De Conciliis, Maffini, Marisa Cuomo, Rotolo, …) ad impegnarsi in prima persona creando quei presupposti che hanno determinato il fiorire complessivo della viticultura in provincia di Salerno. Pur partendo in ritardo oggi i nostri vini hanno raggiunto una buona penetrazione sul mercato italiano ed estero. Il merito, oltre alla perizia dei produttori ed al valido “terroir”, è anche nel rispettare quella che oggi è una formula vincente: il rapporto qualità prezzo. Se, infatti, confrontiamo attentamente i nostri vini con quelli delle altre zone, ci rendiamo conto, sia pure nell’impossibilità di un raffronto omogeneo (perché ogni zona territoriale è diversa e ha diversi costi di produzione), che i nostri prodotti rispettano attentamente il consumatore, proponendo ottimi vini ad un buon prezzo. Il ritardo però si è pagato! Far conoscere un vino in un mercato quale è quello dell’ultimo decennio, dove la produzione di qualità abbraccia moltissime nazioni, è certamente più difficile. Alle difficoltà di mercato si aggiungono quelle nascenti dalle dimensioni delle nostre aziende; piccolo è sì bello, ma comporta risorse limitate di marketing. Le occasioni poi di essere i primi produttori conosciuti al mondo (Orazio, etc…) non sono stati con “Vigna Felix” pienamente sfruttati dalla nostra regione.

Bache Bene Venies Carmina Burana (Anonymous, Codex Buranus 200), XIII sec.

La stessa dieta mediterranea oggi, che potrebbe essere foriera di ulteriore penetrazione per i nostri vini sul mercato vive nel limbo sia di una precisa e marcata attribuzione territoriale sia per l’assenza del vino nella piramide alimentare. Eppure, a ben pensare, poiché la dieta o meglio l’alimentazione mediterranea è frutto di analisi ed osservazioni sui comportamenti dei contadini cilentani, un bicchiere di vino (la modica quantità fa bene!) non è mai mancato sulle tavole dei nostri avi. Le difficoltà del marketing sono forse le vere cause della formazione dell’Enoteca Provinciale. Da un’idea nata sin dal 2003 si è arrivati nel 2008 a riunire in associazione 24 produttori e la Provincia di Salerno con lo scopo di promuovere il vino della nostra provincia in Italia e all’estero. Nel corso degli anni questo fenomeno associativo, quasi unico in Italia, si è ampliato coinvolgendo nuove aziende ed affiancando all’Ente Provincia la Camera di Commercio, a dimostrazione ulteriore di come pubblico e privato possano coesistere. Lo stare insieme non è però esaustivo; occorre che si determini un’ulteriore passaggio che è quello che i cittadini salernitani si approprino del proprio vino. Può sembrare banale, ma credo sia l’aspetto più importante delle future iniziative dell’Enoteca. Così come avviene in Toscana o in Piemonte occorre che i consumatori salernitani conoscano la nostra produzione e che, se ne apprezzano il rapporto qualità/prezzo, gli propongano ad amici e turisti. Incrementare questo meccanismo potrebbe essere foriero di un miglioramento complessivo per la nostra intera provincia; quando infatti crescono le aziende se ne avvantaggia l’intero territorio. Vi invito dunque a gustare e a conoscere i nostri vini. Scendendo poi in un’analisi della nostra produzione mi sento di dover affermare quello che per me è un concetto importante: un vitigno cambia le sue caratteristiche e produce un vino diverso a seconda della zona in cui è coltivato. Il “terroir” tanto osannato dai francesi è questo!

Tacuina sanitatis in medicina / 2

Tacuina sanitatis in medicina / 2

Le aree in cui ricade la produzione dei soci dell’Enoteca Provinciale possono sintetizzarsi in tre: Costa d’Amalfi, Cilento-Paestum, Monti Picentini. Aprendo il volume distribuito gratuitamente dall’Enoteca dal titolo “Soprattutto… i nostri vini”, vi leggiamo: “La Costiera Amalfitana, a Nord della città di Salerno, è una delle più incantevoli mete turistiche del mondo. Ben 13 Comuni della Costa rientrano nella zona di produzione della DOC Costa d’Amalfi e nelle tre sue sotto denominazioni: Furore, Ravello e Tramonti. A Sud della città di Salerno vi è la zona di produzione della DOC Cilento. L’area comprende la maggioranza dei comuni dell’omonima zona Cilento. L’itinerario enologico tra le cantine dell’Enoteca Provinciale prosegue nei comuni ricadenti nelle denominazioni geografiche tipiche IGT Paestum e IGT Colli di Salerno. L’indicazione tipica Paestum ricade in ben settantotto comuni della provincia, e prende il nome dallo splendido sito archeologico presente nell’area. L’indicazione geografica tipica Colli di Salerno designa vini prodotti nella fascia collinare del territorio a monte della città capoluogo, nota per importanti parchi naturali”. Inoltre per quanto riguarda i vitigni riprendo dallo stesso testo l’elenco dei principali uvaggi presenti: “L’Aglianico, il Barbera, il Piedirosso (noto anche come Per’e Palummo), il Tintore, il Sangiovese, il Fiano, la Falanghina e il Greco sono i più noti vitigni presenti in provincia di Salerno. Accanto ad essi sopravvivono circa settanta varietà “minori” oltre alla presenza, in alcune aree, di vitigni internazionali (in prevalenza Merlot e Cabernet Sauvignon). I vitigni “minori” garantiscono una spiccata tipicità e una interessante complessità aromatica ai vini prodotti. In Costiera Amalfitana vitigni quali Fenile, Ginestra (detta anche Biancazita o Biancatenera), Pepella, Ripolo, Biancolella, Sciascinoso, Tintore, Tronto, caratterizzano l’omonima DOC. Sulle colline che si affacciano sul golfo di Salerno, si producono vini di grande interesse con alternanze di vitigni autoctoni ed internazionali. L’area che dai Monti Picentini si estende fino all’estrema parte del Cilento, terra dei vitigni più noti, Aglianico e Fiano in particolare, è oggi la zona di maggior fermento sul fronte della ricerca e recupero di varietà ampelografiche minori, quali Aglianicone, Santa Sofia e Mangiaguerra. La complessità ambientale e ampelografica presente nel territorio, offre ai soci dell’Enoteca Provinciale di Salerno la possibilità di presentare al mercato diverse tipologie di prodotti vinicoli, frutto di una perfetta combinazione fra vitigno e area territoriale di produzione”. Esaurita così questa parte di natura generale incominciamo a viaggiare e a conoscere, almeno virtualmente, quelli che sono i produttori della nostra Provincia.

*Presidente Enoteca Provinciale di Salerno

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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