Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Violenza giovanile, un antidoto c’è

Violenza giovanile, un antidoto c’è

Violenza giovanile, un antidoto c’è
di don Aniello Manganiello
Don Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello

L’aggressione a un giovane nella metropolitana di Torino da parte di quattro ragazzi e due ragazze e, poi, il femminicidio compiuto in casa da un marito mentre il figlio di 16 anni, intento a sentire musica nella sua camera con le cuffie, non si accorge di nulla sono soltanto due degli episodi che la cronaca nera offre alla nostra sgomenta osservazione nel tentativo di spingerci ad un’analisi.

La prima domanda che mi viene in mente è questa: dove va la nostra gioventù? Forse noi adulti, da un po’ di tempo, siamo così “abituati” alla deriva violenta e amorale che non ci poniamo nemmeno più il problema. Abbiamo riempito di cose, di troppe cose, a volte anche inutili o superflue, la vita dei nostri giovani e non ci siamo preoccupati di dialogare con loro e di accompagnarli a vivere le relazioni con gli altri. È proprio lì, nella rete dei rapporti autentici e non in quelli virtuali contrabbandati dai social network come scambi moderni e alla moda, che ciascuno si gioca la propria libertà e, con essa, la relativa responsabilità. È nelle dinamiche delle concrete relazioni con gli altri che nascono le regole, si affinano i rapporti, si giocano i nostri destini e prendono corpo le comunità e le esperienze di vita. È in quegli ambiti che la libertà propria fa i conti con quella degli altri e soltanto in quel modo potrà armonizzarsi in una socialità pacifica e condivisa. Invece, stanno scomparendo tutte le regole e la nostra società diventa così, giorno dopo giorno, sempre più permissiva e lassista. Il ragazzo che ascolta musica con le cuffie, stanco dei litigi tra padre e madre, preferisce assentarsi, turarsi le orecchie piuttosto che prendere iniziative, parlarne con qualcuno chiedendogli di intervenire.

Ormai le famiglie e soprattutto i giovani vivono i loro drammi da soli, in un isolamento maniacale che non lascia uscire fuori  nemmeno una traccia degli individui o un loro frammento di senso. Si finisce, in questo modo, per non riconoscere gli altri e ci si ricollega soltanto alla rappresentazione altrui mediata dagli organi di informazione o dai “social”. L’umanità è curvata su se stessa o cerca evasioni per non fare i conti con gli altri e con le responsabilità che, da una vita matura di relazione, potrebbero scaturire.

È venuta meno, in tante situazioni, la famiglia, che non esercita più alcun ruolo educativo, anche perché, probabilmente, non è più in grado di gestire i cambiamenti di una società che corre troppo velocemente. Laddove le possibilità economiche lo consentono, subentrano, come ingannevoli valori sostitutivi, le offerta di cose materiali. Questa, è in genere, la risposta educativa e formativa ai loro figli da parte dei genitori abbienti ma avari di tempo e di attenzioni, impigliati come sono in un’esistenza che vive la competizione come valore e irrinunciabile.

Che dire, poi, di questi sei ragazzi che si divertono ad aggredire un loro coetaneo con una violenza inaudita, quasi con ferocia? Quali i notivi? Manca il lavoro? Mancano le prospettive per il futuro? La violenza l’hanno respirata in casa? Può darsi, ma allora bisogna interrogarsi su tutti questi progetti finanziati con cospicui fondi per l’accompagnamento educativo e per il recupero delle fasce giovanili in stato di disagio. Sono spesi bene? La violenza è sempre più diffusa. Una riflessione perciò bisogna farla. Esperienze di lavoro magari nell’agricoltura o nel settore artigianale, con un serio accompagnamento educativo, potrebbero costituire valide opportunità, certamente migliori del carcere che abbrutisce e peggiora. Ma allora perché non impiegare tutti questi fondi con responsabilità e onestà?

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3415

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto