“Voi siete la luce del mondo”

“Voi siete la luce del mondo”
di Michele Santangelo

mare-rcAlcuni giorni fa, un grande quotidiano nazionale riportava con grande evidenza in prima pagina la notizia seconda la quale, stando al rapporto della commissione Europea, il peso economico della corruzione in Italia corrispondeva alla ragguardevole somma di 60 miliardi, corrispondente alla metà del totale della UE. Già in assoluto la cifra rappresenta un pugno sulla bocca dello stomaco dell’Italia e degli italiani,  la cui reputazione, specialmente in questo periodo, è già a pezzi. La cosa appare ancora più grave se si mette in rapporto il dato con la percentuale di popolazione italiana che corrisponde solo a poco meno del 12% di quella dell’intera UE. Viene da pensare che non c’è neppure tutta la gente necessaria per mettere in atto una dose così massiccia di malaffare. Per la verità sono arrivate anche le smentite, alzate di scudi contro le conclusioni della Commissione Europea e forti dubbi sulla veridicità di esse. Da diversi anni lo Stato, a volte in maniera più convincente, altre volte meno, ha cercato di porre un argine con leggi, creazione di organismi ed altro, ma tant’è, il fenomeno si aggrava. Papa Francesco, nel novembre scorso, in una delle sue omelie a Santa Marta, fu estremamente duro nei confronti dei “devoti della dea tangente”, chiedendo di pregare per i loro figli che mangiano “pane sporco” perché tale è quello che ricevono dai loro genitori, mentre la loro fame è “fame di dignità”.

Purtroppo questo è solo uno degli aspetti preoccupanti di questa nostra società che appare molto malata, anche perché il male, sfortunatamente, fa notizia molto più del bene. Le leggi degli uomini, dello Stato, come si può constatare quotidianamente, non sono capaci di porre un argine efficace al dilagare delle storture, anzi, a volte, per rimediare ad un guasto provocano altri danni; spesso, quando ci riescono, a stento possono punire il male già fatto, ma non sanno orientare i cuori, sensibilizzare le coscienze, formarle. Non serve molto, quindi, fare affidamento solo su di esse; molti, piuttosto, si industriano su come eluderle. E allora? Si deve abbandonare ogni speranza di ridare gusto e sapore alla vita e luce su questo “atomo profondo del male”? Sicuramente no, stando al messaggio che ci arriva dalla Parola di Dio che ci propone la liturgia di questa V domenica del tempo ordinario. È una pagina molto forte tratta dal vangelo di Matteo. Gesù si rivolge ai discepoli e dice loro di comportarsi come se fossero il “sale della terra”. A noi, oggi il sale sembra poca cosa, ma nell’antichità era un elemento di grandissima importanza, tanto da essere usato anche come paga per i soldati, il salario; per i rabbini la Torah era il sale del mondo. Anche oggi è importante mettere sale in zucca, cioè diventareseri e responsabili e i cristiani, in forza della sequela di Cristo da essi abbracciata con il battesimo, sono chiamati a dare sapore alla loro ed altrui vita, ad essere segno della Legge di Dio, quella che si insedia saldamente nelle coscienze, nel profondo dell’anima umana e diventa guida, forza  e coraggio per camminare sempre nella via del bene e non ha bisogno di tribunali e forze di polizia che ne impongano in modo coattivo l’osservanza. Ma non basta. Gesù dice ancora: “voi siete la luce del mondo”, cioè punto di riferimento per sé e per gli altri, per quelli che sono già segnati dalla grazia della fede e per quelli che sono alla ricerca di Dio. Quale grande atto di fiducia da parte di Dio nei riguardi di tutti quelli che credono in Lui, pur nella consapevolezza che anche questi spesso sono segnati da limiti, da cadute, da mancanza di coraggio! Già, di quel coraggio che spinge ad essere sempre coerenti con il messaggio che si porta dentro e deve essere annunciato con la parola e la testimonianza della vita, sia in veste di  semplici cittadini, che  di commercianti, di industriali, di politici, di professionisti ecc. Una lampada accesa non ha ragione d’essere se rimane nascosta, se non assolve alla sua funzione naturale che è quella di propagare luce. Cambierebbero i titoli dei giornali. Parlerebbero, forse, di quanto i cristiani sono capaci di fare soprattutto quando annunciano il vangelo nelle periferie dell’esistenza, nell’abbraccio misericordioso verso i poveri, gli ultimi, gli anziani, gli ammalati.

 

redazioneIconfronti

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