Ztl, non solo jazz e teatro. Al via resistenza teatrale

Ztl, non solo jazz e teatro. Al via resistenza teatrale
Registriamo in questa rubrica le voci e le attività dei nostri contatti senza alcuna mediazione, verificando soltanto la veridicità delle informazioni trasmesseci. Qualche nostro eventuale intervento avrà il solo scopo di garantire una maggiore chiarezza del messaggio.

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Non solo jazz alla ZTL, con la vasta rassegna di concerti, a cura di Marco Zurzolo e Manuela Renno. Il venerdì è infatti dedicato al teatro.
Prevista per il 23 Novembre, alle ore 21.30, la presentazione del programma teatrale 2012-2013. A curare la piccola stagione, dal titolo Resistenza Teatrale, Nicola Vicidomini, reduce dal successo di Stracult 2012, lo storico programma di Rai 2, quest’anno vincitore del Premio Ennio Flaiano.
“Resistenza Teatrale” consiste in una programmazione di spettacoli a cadenza quindicinale. Qualità esecutiva, continua ridefinizione di un linguaggio principalmente umoristico, senso lirico, saranno elementi comuni a ogni performance, nel recupero di una scrittura scenica artigianale. Gli attori, i comici, i musicisti, gli autori, i registi, invitati a parteciparvi dovranno necessariamente relazionarsi con lo spazio della cappella restaurata, rimettendo in discussione, se necessario,i lavori finiti. Il programma prevederà messinscene prive di scenografia o supportate da elementi davvero minimi.
Nel percorso si alterneranno alcune tra le più valide realtà teatrali e umoristiche.
Da interessanti novità del panorama italiano, come i Posteggiatori Tristi, Simone Tuttobene, a nomi ormai storici dello spettacolo come Enzo Robutti, Stefano Sarcinelli, Gino Santercole. A giugno, chiuderà la stagione, la serata del laboratorio ZTL sul teatro umoristico sperimentale, diretto a Roma da Nicola Vicidomini.

RESISTENZA TEATRALE
a cura di Nicola Vicidomini
con la collaborazione di Vincenzo Del Gaudio

INCIPIT
La volontà lirica e politica di realizzare un programma teatrale per lo spazio ZTL, muove dalla profonda esigenza, oggi quantomai condivisibile, di tentare, partendo dal “piccolo”, una motivata resistenza culturale. Per “resistenza” si è sempre inteso un movimento capace d’opporsi alle pressioni dei regimi totalitari. Nell’attuale regime democratico del post-consumo, la più subdola, dilagante (perquanto quasi del tutto inavvertita) omologazione dalle parvenze libertarie, ha fatto si che diventassimo, più che in ogn’altro periodo storico, le camicie “blu” di noi stessi. Fenomeni mediatici e specificamente internettarri quali i social network assurgono a nostra divisa, livellando strutturalmente la maniera d’intendere. Siamo assuefatti ai “mi piace” (picco assoluto di sufficienza) e a qualsiasi robaccia inquinante passi in rassegna nel fiume della “home”, ansiosi di caricare foto dove siamo vermente belli, affinchè “gli altri” o chissà chi, le guardino come a contemplare uno splendido miraggio. Svolgiamo queste operazioni d’ufficio terribilmente assorti, malati di mente, nella disarmante penombra delle nostre stanzette. Io credo si stia attraversando lo stadio più avanzato di un disumanizzante sterminio massificato in embrione da secoli. Già, il berlusconismo, inconsciamente assorbito e amato, sopratutto da chi ha creduto di combatterlo, ci ha dato in questo senso la cosidetta “botta definitiva”, alimentando e affermando costantemente certi aspetti da sempre insiti nell’essere umano, relazionabili all’idea sfavillante di “vittoria”. Ecco i talent show (chiaramente di importazione americana), i comici di intrattenimento – privi di senso tragico e pedine della tragedia – fabbricati in e per trasmissioni-supermercato, i cartelloni dei teatri stabili plurisovvenzionati dagli enti che non rappresentano niente e nessuno se non un cumulo di cose raggruppate come capita – l’importante è che siano realizzate con i soldi dello stato – e, chi più ne ha, più ne metta. Un antidoto? Restaurare quel contatto con una dimensione più oggettiva, naturale e reale dell’esistenza che pare, ormai da tempo, irrimediabilmente svanito. Coltivare il contatto con la materia. Sarebbe utile riprendere un approccio artigianale con la scena, che rifugga qualsiasi volontà d’esserci e s’assuma un naufragio senza speranza – e senza ricerca d’effetto -. Detto questo, per me, i più umani naufraghi, dotati di un eccelso senso equilibristico, sono stati Keaton e Totò.
Nicola Vicidomini

RESISTENZA TEATRALE

La rassegna “Resistenza Tetrale”, concepita per lo spazio ZTL, consiste in una programmazione di spettacoli a cadenza quindicinale. Qualità esecutiva, continua ridefinizione di un linguaggio principalmente umoristico, senso lirico, saranno elementi comuni a ogni performance, nel recupero di una scrittura scenica artigianale.
Gli attori, i comici, i musicisti, gli autori, i registi, invitati a parteciparvi dovranno necessariamente relazionarsi con lo spazio della cappella restaurata, rimettendo in discussione, se necessario, i lavori finiti.
Il programma prevederà messinscene prive di scenografia o supportate da elementi scenici e scenografici davvero minimi.
Nel percorso si alterneranno alcune tra le più valide realtà teatrali e umoristiche.

redazioneIconfronti

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